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7 ottobre 2023: tre anni dopo, una cicatrice che ancora sanguina

Scritto lo 07/10/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/news/7-ottobre-2023-tre-anni-dopo-una-cicatrice-che-ancora-sanguina/

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7 ottobre 2023 – Una cicatrice che non si rimargina e che ancora sanguina di dolore, rabbia, odio, rivalsa: il dolore dei familiari delle vittime: la rabbia di chi non ottiene giustizia per errori fatti e crimini compiuti; l’odio di chi ancora esalta il terrore e predica violenza; il desiderio di rivalsa di chi ritiene le bombe e le violazioni dei diritti una risposta al terrore e alla violenza.

A tre anni dai raid terroristici di Hamas in territorio israeliano, il 7 ottobre 2023 – 1200 le vittime, 250 gli ostaggi catturati, migliaia i feriti -, la Striscia di Gaza è un cumulo di macerie provocate dall’offensiva dell’esercito israeliano con armi americane: un cimitero per oltre 75 mila palestinesi (un numero che continua ad aumentare, nonostante la tregua in atto da circa un anno: venerdì 2 ottobre, ci sono stati altri cinque morti a Gaza City, due erano donne cristiane; e anche stamane ci sono state due vittime).

Ma nulla è davvero cambiato: Hamas è ancora lì, come l’esercito israeliano; che s’è pure installato nel Sud del Libano, in violazione degli impegni di ritiro; mentre i coloni angariano i palestinesi della CisGiordania. Centinaia di terroristi del 7 ottobre sono stati uccisi dall’esercito israeliano, sotto le bombe o nei rastrellamenti. Nessuna inchiesta ufficiale su lacune ed errori di sicurezza è stata condotta, sull’attacco più grave e più letale mai subito da Israele nella sua storia..

In Israele, si va alle urne il 27 ottobre: elezioni politiche, le prime da quel tragico giorno. Il clima pre-voto innesca comportamenti sgangherati, dall’una e dall’altra parte. Hamas e i suoi alleati, in primo luogo l’Iran, esaltano il massacro e minacciano altri orrori; gli oltranzisti israeliani compiono bravate vessatorie contro i palestinesi di Gerusalemme e della CisGiordania. La pace è una chimera e la concordia – anche all’interno dei due campi – è ancora lontana.

7 ottobre 2023: il ricordo in Israele e nel Mondo
261007 Israele - 7 ottobre 2026
Un momento delle commemorazioni di oggi (Fonte: Vatican News)

Nel Mondo, l’anniversario è ovunque ricordato, ma senza particolare enfasi: negli Usa, ad esempio, nessuno fra i media principali lo colloca in rilievo sulle prime pagine o nelle home pages. Stamane, i familiari delle vittime hanno osservato un minuto di silenzio nei luoghi del sud di Israele attaccati da Hamas. Dove si svolgeva il festival musicale Nova, i familiari delle centinaia di giovani lì massacrati o rapiti, parenti, amici, superstiti, hanno chinato il capo alle 6:29 ora locale, fra i ritratti delle vittime davanti ai quali erano stati deposti dei fiori.

Sui social, è stata riproposta l’immagine di Nora in braccio al padre – l volto non si vede, non è mai stato mostrato -: aveva nove mesi, è la più piccola vittima della strage. Per sfuggire all’attacco, appena gli allarmi presero a ululare nel kibbutz Be’eri, dove vivevano, vicino al confine con Gaza, il padre Ohad e la madre Sandra corsero nella stanza dei bambini, che fungeva anche da safe room, e si chiusero dentro

I terroristi spararono attraverso la porta, un proiettile uccise Mila, un altro ferì Sandra. I miliziani diedero fuoco alla casa, la famiglia cercò di fuggire dalla finestra: Ohad venne ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre cercava di scappare, come sua madre Yona. I jihadisti cercarono di rapire Sandra e uno degli altri due figli portandoli in una casa vicina, dove stavano radunando gli ostaggi. Sandra e il bambino riuscirono a fuggire e a nascondersi in un’altra casa, dove furono poi salvati dalle forze di sicurezza.

7 ottobre 2023: la prospettiva delle elezioni e le polemiche

In Israele, la campagna per le politiche del 27 ottobre viaggia lontana dalla guerra all’Iran, scatenata il 28 febbraio e che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati, ma è segnata da un intreccio di illazioni e smentite sui prodromi dei raid di Hamas del 7 ottobre 2023: fonti degli Emirati ed egiziane chiamano in causa il premier Benjamin Netanyahu per non avere prevenuto quelle stragi.

Ci sono state illazioni secondo cui il leader degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan chiamò Netanyahu a settembre e gli riferì segnali d’un attacco di Hamas imminente in territorio israeliano. Nessuno degli avvertimenti conteneva dettagli specifici su tempi o portata delle azioni pianificate.

Il Wall Street Journal ha poi affermato che il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, telefonò al premier israeliano poco prima del 7 ottobre, per metterlo in guardia esplicitamente, dopo che due precedenti avvisi egiziani erano stati ignorati. Per il WSJ, l’Egitto continuò a lanciare avvertimenti fino a quasi 48 ore prima dell’attacco.

E gli egiziani avevano già avvertito Israele nel giugno del 2023 della situazione in fermento a Gaza, consigliando allo Stato ebraico di riprendere i negoziati con il gruppo palestinese per concordare uno scambio di ostaggi e prigionieri.

Quella del WSJ è stata l’ultima di una serie di ricostruzioni israeliane e internazionali su segnali d’intelligence sfuggiti al premier e alle autorità di sicurezza israeliane prima del 7 ottobre. Netanyahu ha sempre negato di avere parlato col leader emiratino o con Kamel prima dell’attacco.

Recandosi alle urne il 27 ottobre, gli israeliani diranno se gli credono e se vogliono ancora affidare la loro sicurezza a prove di forza muscolari: le loro scelte, con quelle che faranno gli americani il 3 novembre, saranno decisive per gli sviluppi bellici e negoziali in Medio Oriente nei prossimi mesi. Con l’Europa alla finestra: imbelle, incerta e divisa.

 

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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