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Iran: interrogativi sulle intenzioni di Trump, “Eisenhower si rivolta nella tomba”

Scritto lo 01/09/2026 per The Watcher Post ...

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Gli interrogativi sulle intenzioni per l’Iran del presidente Usa Donald Trump campeggiano, senza risposte certe ed univoche, sui principali media americani questa mattina, dopo il sussulto di guerra degli attacchi condotti, nella notte tra domenica e lunedì, contro postazioni missilistiche iraniane nello Stretto di Hormuz.

Gli attacchi, improvvisi e inattesi, hanno contraddetto recentiu affermazioni dello stesso Trump, che anteponevano la pressione economica a quella militare per avere la meglio sull’Iran. E il presidente, ieri, ha lasciato intendere di considerare improbabile un’ulteriore escalation del conflitto, ma Axios scrive che la Casa Bianca sta ancora valutando iniziative militari.

Iran: la guerra delle mine che gli Usa stanno perdendo nello Stretto di Hormuz

Il Wall Street Journal osserva che la guerra delle mine nello Stretto di Hormuz – gli Usa a toglierne, gli iraniani a rimetterne – compromette il ritorno alla normalità della navigazione, in quel braccio di mare dove, prima del conflitto, transitava oltre un quinto del petrolio mondiale. Il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto, compromessa dall’aggressione israelo-americana all’Iran, dipende dall’esito della guerra delle mine, in cui, per il momento, gli iraniani hanno la meglio.

Il quotidiano economico segnala, con molta evidenza, che ci sarebbe una nuova preoccupazione “letale” per la Casa Bianca: “un’alleanza terroristica” tra al Qaeda, l’organizzazione responsabile degli attacchi all’America dell’11 Settembre 2001, e gli Huthi, la milizia sciita filo-iraniana dello Yemen. Al Qaeda e Huthi avrebbero concluso accordi per scambiarsi armi e per minacciare le rotte del petrolio nel Mar Rosso, alternative a quelle del Golfo Persico.

Molto critico nei confronti dell’Amministrazione Trump è Politico, secondo cui “Eisenhower si sta rivoltando nella tomba”: Dwight Ike Eisenhower fu il generale comandante lo sbarco in Normandia nel 1944 e poi il presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961. Perché si rivolta nella tomba? Perché Trump ha evocato il suo D-Day lanciando la strategia per “asfissiare” economicamente l’Iran; e poi, pochi giorni dopo, è tornato a colpire militarmente l’Iran, smentendo se stesso e contestualmente sconfessando la dottrina Eisenhower di mettere tutte le forse al servizio dell’obiettivo principale.

Le perplessità sulle scelte militari dell’Amministrazione Trump sono fra le ragioni delle dimissioni del segretario all’Esercito Dan Driscoll, che è un amico del vice-presidente JD Vance, ma che non aveva mai avuto buoni rapporti con il suo diretto referente, il segretario alla Guerra Pete Hegseth. La Casa Bianca, nell’annunciare l’uscita di scena di Driscoll, non ha fornito nessuna spiegazione.

Il New York Times sottolinea che Driscoll era il maggior responsabile politico dell’Esercito e nota che le sue tensioni con Hegseth riguardavano soprattutto gli avvicendamenti di generali al vertice della forza armata, con il siluramento di ufficiali esperti, ma non in linea con i nuovi orientamenti dell’Amministrazione Trump. Il Washington Post parla dell’ “ennesimo scossone” al Pentagono e ricorda che il nome di Driscoll era recentemente circolato come potenziale successore del suo capo, Hegseth, che non godrebbe più della fiducia di Trump per la gestione del conflitto con l’Iran, di cui Hegseth sarebbe il capro espiatorio, e per i problemi d’approvvigionamento in missili e munizioni accusati dalle forze armate.

Usa: il Congresso si rimette al lavoro

L’attenzione dei principali media Usa è anche attirata dal ritorno in sessione del Congresso, che apre il vaso di Pandora di tutta una serie di frizioni politiche fra repubblicani e democratici e all’interno dei due schieramenti, a due mesi dal voto di midterm del 3 novembre. Una questione sul tavolo è come finanziare la spesa pubblica per sventare il rischio di un nuovo shutdown, cioè di una parziale e temporanea serrata dei servizi pubblici federali. Su questo una misura tampone verrà sicuramente approvata, perché nessuno dei due partiti vorrà rischiare di essere additato come responsabile di uno shutdown a ridosso del voto.

C’è poi la saga della sala da ballo della Casa Bianca, con una sentenza della Corte Suprema che non si pronuncia sul fondo della questione, cioè se il presidente stia o meno travalicando i suoi poteri, ma autorizza il proseguimento dei lavori, dopo che varie sentenze di giudici federali li avevano bloccati. Il verdetto della Corte è stato contrastato, non unanime. I costi delm progetto sono ora stimati a 400 milioni di dollari, più del doppio di quanto inizialmente previsto.

Il WP giudica la sentenza “un’importante vittoria politica per il presidente Trump verso l’attuazione nel controverso tentativo di realizzare il maggiore ampliamento della Casa Bianca da vari decenni”. E il NYT osserva che la sentenza significa che Trump potrà probabilmente portare a termine il suo progetto.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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