HomeEuropaUsa: midterm, Alaska e Michigan fanno tremare i democratici; venti di guerra...

Usa: midterm, Alaska e Michigan fanno tremare i democratici; venti di guerra su Iran

Scritto lo 02/11/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/news/usa-midterm-alaska-e-michigan-fanno-tremare-i-democratici-venti-di-guerra-sulliran/

-

Due’ vicende shock’ scuotono le ultime battute della campagna per le elezioni di midterm negli Stati Uniti, intaccando le speranze dei democratici di strappare ai repubblicani il Senato, oltre che la Camera: gli sviluppi della storia dei due candidati con lo stesso nome, entrambi Dan Sullivan, un repubblicano e un indipendente, in Alaska; e, soprattutto, la decisione di ieri – un fulmine “quasi a ciel quasi sereno” – della deputata democratica sconfitta nelle primarie per il Senato del Michigan di sostenere il candidato repubblicano contro il democratica che l’ha battuta, il carismatico, ma divisivo Abdul el-Sayed, musulmano di origini egiziane, aspramente critico di Israele.

I sondaggi pubblicati stamane continuano a proiettare la vittoria dei democratici alla Camera e ad avallare le speranze dei democratici al Senato, ma non possono ovviamente tenere conto degli ultimi sviluppi. I divari sono spesso contenuti nei margini di errore.

Domani, gli elettori statunitensi vanno alle urne per rinnovare tutte la Camera (435 seggi) ed un terzo del Senato (35 seggi su 100); per eleggere i governatori di 36 Stati e tre territori, decine di assemblee statali, una miriade di sindaci, amministratori, sceriffi, procuratori; e, infine, per pronunciarsi sui referendum più disparati, fra cui uno in California per imporre sulle grandi ricchezze una ‘supertassa una tantum’.

In realtà, decine di milioni di elettori hanno già votato, forse un terzo di quella che risulterà l’affluenza finale: la corsa a votare prima, ai seggi all’uopo aperti o per posta, era già emersa nelle precedenti elezioni ed è stata più forte che mai quest’anno, specie in Texas, uno Stato che può fare la differenza.

Il voto di midterm è tradizionalmente un tagliando sull’operato del presidente e spesso premia l’opposizione, perché c’è sempre qualche promessa elettorale non mantenuta. Quest’anno, il voto ha assunto i contorni d’una sorta di referendum pro o contro il presidente Donald Trump, che, in ogni sondaggio, è al minimo del gradimento. In un’analisi, la Ap scrive: “Trump presenta il voto come una scelta su di lui… I repubblicani temono che gli elettori  gli diano ascolto…”.

Parlando con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e valutando l’ipotesi di una sconfitta, Trump – riferiscono alcuni media – avrebbe detto che, se i repubblicani perderanno il controllo del Congresso, cioè dell’apparato legislativo, lui diventerà ‘Mr. Veto’, cioè bloccherà col veto le iniziative democratiche.

Alcune delle quali potrebbero mirare a sottoporre a controllo le iniziative di guerra di Trump. Ragion per cui c’è la sensazione, alimentata dallo stesso presidente, che il voto possa coincidere con una ripresa delle ostilità contro l’Iran, d’intesa con Netanyahu, mentre Israele resta nel limbo dei risultati delle politiche del 27 ottobre, che non hanno fornito chiare opzioni sul futuro governo.

Usa: midterm, rottura fra i democratici in Michigan; giudici in campo in Alaska
260805 Usa - midterm - primarie - Michigan - El-Sayed
Abdul El-Sayed, vincitore delle primarie demcratiche per il Senato nel Michigan in vista del voto di midterm (Fonte: Facebook)

La vicenda del Michigan, la più fresca, tiene banco sui principali media Usa questa mattina, dopo che la deputata democratica Haley Stevens ha appoggiato il candidato repubblicano, senatore in carica, Mike Rogers, comparendo al suo fianco in un evento elettorale.

La Cnn intervista la Stevens, che ad agosto era stata battuta da el Sayed in una primaria molto serrata. La deputata difende la sua decisione, che ha motivazioni fortemente personali e che – scrive la tv ‘all news’ – “evidenzia la frattura che esiste fra i democratici sulle scelte di Israele e su quelle da fare verso Israele”.

L’intervista di Stevens alla Cnn fa anche l’apertura di Politico: Stevens “fatica a spiegare ‘l’endorsement bomba’ al candidato repubblicano e dice di ‘essersi levata un peso dalle spalle’ con la sua decisione all’ultimo minuto”. Axios titola sul fatto che Stevens potrebbe ora essere rimossa alla Camera dal gruppo democratico; e il Washington Post riferisce la sua esclusione dal partito democratico del suo Stato, portandoci “dentro il caos che ha preceduto l’endorsement shock’ di Stevens a Rogers”.

261102 - usa - midterm - Alaska - Peltola
Mary Peltola, candidata democratica al Senato in Alaska nelle elezioni di midterm (Fonte: CdS)

In Alaska, dove la candidata democratica Mary Peltola è accusata dai repubblicani di essere dietro la candidatura omonima del suo rivale, un giudice federale ha ieri respinto una richiesta del Dipartimento della Giustizia di invalidare “preventivamente” le elezioni se Peltola vincesse di misura.

Usa: midterm, che cosa dicono gli ultimi sondaggi

Nonostante i sussulti in Michigan e in Alaska, il New York Times, sulla base di un sondaggio condotto per conto suo dal Siena Institute, apre con questo titolo: “I democratici si mostrano forti nelle ultime battute della corsa al Senato… Sono davanti in Michigan – dove il senatore uscente è democratico, ndr -, Texas, Kansas, Maine e Ohio, sono un po’ avanti in Alaska e sono alla pari nello Iowa – tutti Stati dove il senatore uscente è repubblicano, ndr –“. Inoltre, sono praticamente sicuri di strappare un seggio in North Carolina e hanno speranze di riuscirci in South Carolina.

260821 - Usa 2028 - Trump - Vance
Usa 2028: passaggio del testimone o sgambetto tra Doinald Trump e JD Vance? (Fonte: Nbc News)

Dovessero strappare ai repubblicani quattro seggi, ribalterebbero la maggioranza al Senato, dove attualmente ci sono 53 repubblicani e 47 democratici. Finisse 50 pari, il vantaggio resterebbe ai repubblicani, perché il presidente del Senato, chiamato a votare quando bisogna rompere uno stallo, è il vice-presidente degli Stati Uniti JD Vance.

A mitigare i risultati del sondaggio, un’analisi dello stesso giornale pone l’interrogativo: “I dati mostrano un’avanzata democratica, Ma possiamo dare loro fiducia?”, dopo quanto avvenuto nel 2016 e nel 2024?

Quel che è certo è che i risultati di midterm orienteranno, nei due campi, fin da subito, la corsa alla nomination per il 2028. In tal senso, è dato per imminente un annuncio da parte di Vance, che sta cercando di differenziarsi da Trump – specie sull’Iran – per evitare di rimanere travolto da una eventuale batosta.

Usa: midterm, l’impatto sulle guerre in Iran e in Ucraina

Dopo il voto, si prevede una ripresa delle ostilità con l’Iran, pur se Trump negli ultimi comizi ha preso tempo, dando credito ai negoziati in atto. Teheran auspica “razionalità” da parte Usa ma minaccia ritorsioni a tutto campo in caso di nuovi attacchi, mentre i media statunitensi mostrano l’ampiezza dei danni già inferti a oltre venti basi Usa nella regione e s’interrogano sull’efficacia delle difese anti-aeree e anti-missile.

Stamane, il Wall Street Journal scrive che Washington spinge perché Mosca torni a vendere gas agli europei passando attraverso l’Ucraina: l’idea è una delle tante di Trump per fare scendere il prezzo dei carburanti negli Usa, ma incontra resistenza nelle capitali europee ed evidenzia l’ennesima contraddizione ‘trumpiana’ – i prezzi dell’energia sono soprattutto funzione della guerra all’Iran e riprenderla significherebbe farli di nuovo impennare -.

Intanto il Cremlino continua pensare a una ripresa a metà mese di trattative trilaterali Ucraina / Russia / Usa, sempre escludendo l’Europa, che secondo Mosca, vuole infliggere alla Russia “una sconfitta strategica”.

E mentre sulla linea del fronte si è conclusa l’evacuazione della cittadina di Oleshky, mediata da papa Leone XIV e dalla first lady Melania, l’ambasciata degli Usa in Russia ha lanciato un ‘allarme attentato’ a Mosca: l’obiettivo sarebbe un museo.

gp
gphttps:
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

ULTIMI ARTICOLI

usa 2020

coronavirus - elezioni - democrazia - ostaggio

Coronavirus: elezioni rinviate, democrazia in ostaggio

0
Elezioni rinviate, elezioni in forse, presidenti, premier, parlamenti prorogati: la pandemia tiene in ostaggio le nostre democrazie e, in qualche caso, le espone alla...