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per salvare midterm.
Meno quella giusta

Trump le prova tutte
per salvare midterm.
Meno quella giusta

Scritto il 14/10/2026 in versioni diverse per La Voce e il Tempo uscita il 15/10/2026 in data 18/10/2026, per il Corriere di Saluzzo del 15/10/2026 e per il blog di Media Duemila https://www.media2000.it/trump-le-prova-tutte-per-salvare-midterm-meno-quella-giusta/

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Il presidente Usa Donald Trump le sta provando tutte perché i repubblicani non perdano le elezioni di midterm del 3 novembre. Tutte, ma non l’unica certamente giusta. La sua priorità – ossessiva – è fare scendere il prezzo dei carburanti alla pompa, aumentati del 300% da prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia a oggi, dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran.

Per riuscirci, s’è fatto consegnare una parte delle riserve di petrolio venezuelane, ha spinto i Paesi del G7 a liberare una parte delle loro riserve, ha negato l’aiuto ai sauditi contro gli Huthi, ha fatto un accordo sul diesel con la Russia sospendendo le sanzioni a Mosca, ha annunciato – all’insaputa dei protagonisti – una tregua delle raffinerie tra Russia e Ucraina.

Tutte mosse poco efficaci, perché le quantità in gioco non erano sufficienti; e alcune di esse si sono rivelate dei boomerang, politicamente e militarmente: l’intesa sul diesel con il presidente russo Vladimir Putin non è piaciuta neppure a molti repubblicani; e gli Huthi, ribelli yemeniti sciiti e filo-iraniani, hanno preso il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb e tengono sotto tiro gli aeroporti e le installazioni petrolifere saudite, accrescendo il nervosismo e la febbrilità dei mercati dell’energia planetari.

Ora, la cosa giusta da fare sarebbe togliere il blocco navale ai porti iraniani e allentare la tensione nello Stretto di Hormuz e, in generale, con l’Iran. Trump, invece, continua a minacciare una ripresa dei bombardamenti dopo il midterm. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe addirittura voluto riprendere a bombardare l’Iran prima delle elezioni -le politiche in Israele sono il 27 ottobre-.

Trump e le guerre impopolari

Le guerre in atto non sono popolari negli Stati Uniti. Ai suoi elettori, Trump aveva promesso che le avrebbe fatte finire in un batter d’occhi. Invece, le guerre che c’erano ci sono ancora e altre se ne sono aggiunte: l’Iran, il Libano, la recrudescenza dello Yemen – tutte opera sua e di Netanyahu -.

Se il 3 novembre gli elettori consegneranno all’opposizione democratica il controllo della Camera – è molto probabile, a giudicare dai sondaggi a tre settimane dal voto – e del Senato – è possibile -, Trump sarà ridotto, nella seconda metà del suo mandato, a ‘un’anatra zoppa’, come gli americani chiamano un presidente senza potere. L’ipotesi che ciò accada è concreta: lo confermano i percorsi della campagna elettorale del magnate presidente in questi giorni.

Trump va a fare comizi dove non avrebbe mai pensato, in Texas, in Kansas, in Alaska, là dove cioè i repubblicani dovrebbero essere sicuri di vincere e dove temono di perdere. E non è neppure certo che la presenza del presidente sia un toccasana: la sua popolarità è così bassa che il suo sostegno può rivelarsi un autogol.

... di qui in avanti, estratti dei pezzi dei giorni precedenti …

L’esodo delle donne di Trump – Il NYT osservava che l’esodo, consueto dopo due anni, dall’Amministrazione Trump ha fin qui coinvolto solo donne: il titolo del servizio è “Le donne che svaniscono dall’Amministrazione Trump: nel secondo termine del presidente Trump, quelli che se ne vanno, volontariamente o meno, sono tutte donne”.

261014 Usa - donne - Guilfoyle
Kimberly Guilfoyle (Byron Smith, NYT)

L’articolo prende spunto dalle dimissioni non spontanee dell’ambasciatrice ad Atene Kimberly Guilfoyle e dall’esordio non proprio brillante della nuova portavoce Katie Zacharia, che ha preso il posto della dimissionaria Karolin Leavitt; e fa l’elenco delle donne che se ne sono andate. “In primavera, quattro delle otto donne del governo sono state licenziate o se ne sono andate nel giro di tre mesi: la segretaria alla Giustizia Pam Bondi, la segretaria al Lavro Lori Chavez DeRemer; la segretariua alla Sicurezza interna Kristi Noem e la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard.

Accanto il NYT dedicava un articolo a parte alla polemica sorta sul fatto che Zacharia sia o meno un avvocato. Zacharia ha successivamente ammesso di non avere mai passato l’esame di ablitazione alla professione.

 

Katie Zacharia è l’ultima arrivata alla Casa Bianca: commentatrice politica e già collaboratrice dell’Amministrazione Trump, è stata nominata portavoce l’8 ottobre – succede a Karoline Leavitt, dimissionaria ad agosto per ragioni personali e subito ‘arruolata’ dalla Fox -. Il primo briefing, ieri, martedì 13 ottobre, ha coinciso con l’annuncio della richiesta di dimissioni di Guilfoyle. L’esordio per Katie non è stato indolore: gaffes a parte, ha subito dovuto confrontarsi con i dubbi dei media sulla sua qualifica. Lei si presenta – e viene presentata dalla Casa Bianca – come avvocato, ma non c’è traccia del suo esame di abilitazione alla professione forense. ‘Affaire à suivre’: la portavoce dell’Amministrazione che sbarra le porte ai media ‘scomodi’ non può aspettarsi accondiscendenze dai giornalisti.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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