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Guerra / pace: un Mondo che va a sbattere e il Mondo di Papa Leone

Scritto il 29/09/2026 per Toscana Oggi uscita l0 01/10/2026 in data 04/10/2026

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C’ un Mondo che va a sbattere contro la guerra: quello che il presidente Usa Donald Trump tratteggia dalla tribuna dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, un Far West dove il più forte prende tutto; e quello che il presidente russo Vladimir Putin disegna nelle notti di fuoco sull’Ucraina, dove la violenza è legge. E c’è un Mondo che aspira alla pace: quello che Papa Leone evoca a ogni tappa della sua missione in Francia e a ogni discorso.

Il primo si esprime con il fragore delle bombe. Il secondo con il vigore delle parole. Il primo semina odio, che germoglia subito. Il secondo semina amore, che fatica ad attecchire dove il loglio dell’odio lo soffoca. Dall’Iran all’Ucraina, Trump e Putin paiono più intenti ad estirpare i germogli di pace che a coltivarli; anche quando questo sembra andare contro l’interesse loro e del loro Paese.

Guerra / pace: sul fronte dell’Iran
260926 - Iran - Trump - Pezeshkian
Una combo del Times of India degli interventi all’Onu in settimana dei presidenti Usa Donald Trump e dell’Iran Masoud Pezeshkian

Sul fronte dell’Iran, il magnate presidente boccia une tregua di una settimana proposta dall’Iran, che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della levata del blocco ai porti iraniani. Eppure, il cessate-il-fuoco avrebbe ridato fiato ai frenetici mercati dell’energia planetari e avrebbe, quindi, alleggerito la pressione sui consumatori statunitensi, che decidono come votare alle elezioni di midterm del 3 novembre in base al prezzo dei carburanti alla pompa.

Ma Trump mantiene una postura inflessibile. Quando Axios scrive che gli Usa avrebbero offerto all’Iran un allentamento delle sanzioni e lo sblocco di fondi congelati, in cambio della riapertura dello Stretto, lui scrive sul suo social Truth: “Non è vero… Non ho offerto nulla… La notizia … è una bufala…”, nonostante lo scambio appaia congruo.

Il magnate presidente sposta di continuo la palla. Ma intanto i negoziati – sotto-traccia e indiretti – con l’Iran vanno avanti, con la mediazione di Qatar e Pakistan. Trump tiene sulla corda gli iraniani e pure gli americani, prospettando una ripresa dei bombardamenti dopo il midterm: un’altra mossa elettoralmente incomprensibile, perché il conflitto è impopolare e minacciarne la ripresa non pare buon viatico per evitare una batosta alle urne.

La temono numerosi candidati repubblicani, che prendono le distanze dal presidente volta a volta sulla guerra, i dazi, persino le deportazioni degli immigrati senza documenti, anche negli Stati più tradizionalmente ‘rossi’, cioè conservatori -negli Usa i colori sono invertiti: il blu è progressista-, dove i loro seggi sono a rischio, come Alaska, Iowa, Maine.

Non che l’interlocutore iraniano brilli per coerenza. Il regime di Teheran mostra disponibilità alla trattativa da parte di chi, come il presidente Masoud Pezeshkian, avverte forte il condizionamento dello ‘strangolamento economico’ che gli Usa esercitano sul Paese- Ma, d’altro canto, c’è anche l’oltranzismo bellico di chi, come i Guardiani della Rivoluzione, vuole battere il Grande Satana.

Guerra / pace: sul fronte dell’Ucraina
260224 Ucraina - pace - guerra
Pace ancora difficile per la Ucraina (Copyright: New York Times)

Sul fronte dell’Ucraina, la fiammella di un incontro a tre – Trump, Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – è tenuta viva solo a Kiev. Trump fa il pesce in barile, Putin detta condizioni per Zelensky inaccettabili. Un’occasione, sul calendario diplomatico di fine 2026, c’è: è il Vertice del G20 in Florida a dicembre, cui Trump tiene che Putin partecipi, nonostante le reticenze di molti altri leader nel trovarsi accanto un ricercato per crimini di guerra della Corte penale internazionale (che Trump, dalla tribuna dell’Onu, invita a disconoscere).

In quell’occasione potrebbe tornare negli Stati Uniti anche il presidente cinese Xi Jinping, che ci è appena stato in visita di Stato per tre giorni: una missione conclusasi in sordina, nonostante l’Amministrazione Trump ne abbia battuto la grancassa. Il New York Times osserva: “Le tensioni tra Usa e Cina sono rimaste e continuano a cuocere a fuoco lento”, sotto la coltre di pompa e sfarzo dell’accoglienza riservata al Trump al leader cinese. E ancora: “E’ sorprendente quanto poco tempo i due presidenti abbiano dedicato a discutere i temi che li dividono”.

Guerra / pace: sul fronte della Cina
09/17/2025 - Trump - Xi - dazi
L’incontro tra i presidenti Usa Donald Trump e cinese Xi Jinping (Fonte: New York Times)

Trump ha sciorinato per Xi lo stesso tappeto rosso che aveva già srotolato ad Anchorage in Alaska, nel Ferragosto del 2025, sotto i piedi di Putin. Stavolta come allora, non ha ricavato nulla dall’atteggiamento ostentatamente amichevole: la montagna di attese alimentate dalla Casa Bianca ha ‘partorito il topolino’ di una proroga di due mesi – fino al 10 gennaio – della tregua commerciale tra Usa e Cina concordata in maggio e che doveva scadere a novembre.

Per il resto, Xi, il leader più saldo al potere fra i Grandi in questo momento, non ha mosso muscolo: sull’economia, sui commerci, sull’intelligenza artificiale – lui favorevole a una regolamentazione, Trump contrario -, sull’aiuti fornito all’Iran e alla Russia nelle loro guerre, su Taiwan, dove Pechino si aspetta che Trump non venda armi a Taipei e non ne riconosca l’indipendenza, mentre la Cina esplora una via non militare alla riunificazione dell’isola con la madre patria.

Una chiave potrebbe offrirla la complicità dell’opposizione interna al governo taiwanese, quel partito nazionalista discendente diretto dei sostenitori di Chiang Kai-shek e del Kuomintang che tra il 1948 e il ’49 fuggirono dal continente per rifugiarsi a Formosa e sottrarsi ai comunisti di Mao Zedong.

Guerra / pace: il fronte dell’Onu

E se il Mondo va a sbattere, a chi rivolgersi per evitare il disastro? Le parole del Papa sono conforto, non riparo. Ma, in teoria, la risposta è – o. meglio, sarebbe – facile: c’è l’Onu, il consesso di tutte le Nazioni, l’istituzione creata per evitare o, se proprio scoppiano, appianare i conflitti; destinata a mantenere o riportare la pace. Però, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che ha i poteri per farlo, non li sa e non li vuole usare; e l’Assemblea generale è impotente.

L”inadeguatezza dell’Onu è l’unico passaggio condivisibile del discorso fatto da Trump al Palazzo di Vetro il 22 settembre, per quanto diversi siano i presupposti di partenza: il magnate presidente è un nemico giurato del multilateralismo e un cultore del ‘suprematismo’ statunitense; gli uomini di buona volontà, invece, sperano che il multilateralismo diventi, prima o poi, la bussola dell’umanità. Difficile, però, che accada a breve termine.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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