HomeEuropaGuerre: un agosto al buio senza spiragli di pace

Guerre: un agosto al buio senza spiragli di pace

Scritto il 29/07/2026, in versioni diverse, per La Voce e il Tempo uscita il 30/07/2026 in data 02/08/2026 e per il Corriere di Saluzzo del 30/07/2026

-

Un agosto al buio: la diplomazia non apre spiragli di pace nelle guerre in corso, in Iran e in Ucraina; gli appelli del Papa cadono nel vuoto, parole che hanno forza, ma non hanno potere; gli sviluppi, quando ci sono, sono innescati più da fattori bellici che da valutazioni politiche – arsenali di missili che si svuotano sul fronte iraniano; efficacia dei droni accresciuta, su quello ucraino -.

Non c’è solo l’imprevedibile volubilità del presidente Usa Donald Trump; dietro lo stallo, c’è l’inflessibilità d’Israele nella tutela della propria sicurezza, la consapevolezza dell’Iran di avere in mano la chiave dello Stretto di Hormuz; il rifiuto di una pace giusta del presidente russo Vladimir Putin; e i giochi di potere interni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Le valutazioni strategiche sulle guerre s’intrecciano con le prospettive elettorali: se i leader iraniani e Putin ne sono esenti, per la natura autoritaria dei loro regimi, Trump e Zelensky e il premier israeliano Benjamin Netanyahu ne sono condizionati. Trump e Netanyahu avranno in autunno, rispettivamente a novembre e a ottobre, test cruciali; Zelensky, ‘in prorogatio’ da oltre 14 mesi, vuole procrastinare una verifica popolare della propria legittimità.

Il mix tra geo-politica e politica produce incertezza e confusione. C’è persino il rischio che le guerre s’intreccino: quando l’Ucraina attacca nel Mar Caspio una nave iraniana che porta droni in Russia, Teheran – scrive il New York Times – valuta l’opportunità di colpire a sua volta un porto ucraino. Per questa volta, la diplomazia pare avere stemperato le tensioni, ma episodi del genere possono riproporsi ogni giorno.

Martedì 28 luglio, erano passati sei mesi dall’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran e mancavano 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questa coincidenza, la stampa Usa tendeva a collocare le mosse di Trump che cerca, in maniera ondivaga, di uscire dal conflitto, che penalizza elettoralmente lui e i repubblicani, e, nel contempo, ricorre a mezzucci, oltre il limite della legalità, per arsi beffe dei sondaggi e degli umori dell’opinione pubblica.

L’anno scorso, il mese di agosto offrì l’illusione di una spallata al conflitto in Ucraina, con il vertice ad Anchorage in Alaska tra Trump e Putin. Una fiammata mediatica, di cui non è rimasto nulla (direi per fortuna, visto che l’idea di fondo era premiare l’aggressore e penalizzare l’aggredito). Quest’anno, il magnate presidente potrebbe riservarci altre sorprese. Ma che siano buone, non ci credo e non ci spero.

Iran: bagliori di guerre dopo una tregua inattesa
260729 - Iran - Iraq - attacchi
Damage from US-Saudi strikes in the northern Iraqi Nineveh province on Wednesday (Zaid AL-OBEIDI AFP via Getty Images)

Tiri di missili incrociati nella notte tra martedì e mercoledì, che coinvolgono Usa e Iran, ma anche Arabia Saudita e Iraq, rompono una mini-tregua di cinque giorni in Medio Oriente, dopo che, invece, la giornata di martedì era stata segnata da lavorii diplomatici nello Studio Ovale: Trump aveva prima ricevuto Zelensky e poi Netanyahu, Incontri a porte chiuse, definiti dalla Casa Bianca “positivi e costruttivi”: più anodini di così non si può.

Nella ricostruzione del Central Command degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni contro l’Iran e in tutto il Medio Oriente, a riaprire le ostilità sono stati gli iraniani, con attacchi a sorpresa contro presenze militari americane nell’area, in particolare una base in Giordania già presa di mira nei giorni scorsi – missili e droni sarebbero stati tutti intercettati -.

A seguire, le forze statunitensi, con il concorso per la prima volta dell’Arabia saudita, hanno colpito postazioni di milizie sciite filo-iraniane in Iraq, che nei giorni scorsi avevano lanciato attacchi contro truppe americane e – ancora ieri – contro installazioni petrolifere saudite nell’Est del Regno. Nelle azioni congiunte, almeno 10 membri delle Forze di Mobilitazione popolare sono stati uccisi “in diverse province, con l’attacco più letale nella provincia di Ninive”; i feriti sono numerosi.

Il bilancio delle vittime, attribuito dalla Afp a fonti delle milizie, è provvisorio… di qui in avanti il pezzo prosegue con stralci d’articoli già pubblicati nei giorni precedenti …

gp
gphttps:
Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

ULTIMI ARTICOLI

usa 2020

coronavirus - elezioni - democrazia - ostaggio

Coronavirus: elezioni rinviate, democrazia in ostaggio

0
Elezioni rinviate, elezioni in forse, presidenti, premier, parlamenti prorogati: la pandemia tiene in ostaggio le nostre democrazie e, in qualche caso, le espone alla...