Israele torna a mettere il dito tra Iran e Usa, aggravando le tensioni nel Medio Oriente e innescando reazioni di Teheran alle sue mosse: l’esercito israeliano ha ieri annunciato di avere preso il controllo della strategica cresta di Ali al-Taher, nel Libano meridionale, nel quadro di un’ennesima offensiva contro le postazioni di Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana, che, secondo fonti israeliane, usava da decenni l’area per lanciare razzi sul territorio israeliano. Secondo Fox News, le forze israeliane hanno trovato e distrutto dei tunnel nella zona, che sarebbero stati costruiti con fondi iraniani (ma non hanno però trovato consiglieri iraniani).
Poche ore prima dell’annuncio israeliano, Teheran, secondo la Reuters, aveva avvertito Washington che un’offensiva israeliana sulla cresta di Ali al-Taher avrebbe innescato una risposta iraniana ad ampio spettro. La cresta è una delle aree strategicamente più contestate nel conflitto fra Israele e Hezbollah perché di lì si domina e si tiene sotto controllo il Libano meridionale. Il ritiro di Israele dal Sud del Libano è una delle condizioni mai attuate contenute negli accordi negoziati tra Israele e Libano nei mesi scorsi.
Israele: Cnn dalla Cisgiorania documenta violenze su coloni
Fox News dà grande rilievo a un attacco dell’Iran al Kuwait con missili e droni, di cui si ignora l’effetto e che la tv ‘all new’ conservatrice definisce “una palese aggressione” – il Washington Post, invece, parla di “attacchi incrociati” -. S’ignora se l’attacco di Teheran al Kuwait sia una reazione alla mossa israeliana di Ali al-Taher o una risposta agli attacchi americani dei giorni scorsi.
Anche la CNN apre con il Medio Oriente, ma in un’ottica completamente diversa: ha un reportage dalla CisGiordania con il ritorno dei palestinesi a case e villaggi distrutti dai coloni nell’inazione, quando non con la connivenza, di polizia ed esercito israeliani.
L’avanzata israeliana in Libano e gli scambi di missili e droni infiammano la regione. Il presidente Usa Donald Trump ripete di essere pronto a colpire di nuovo l’Iran “in qualsiasi momento”. Invece il suo vice JD Vance, un po’ controcorrente, smorza i toni in un briefing alla Casa Bianca: “Non parlerei di una guerra”, dice, a proposito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Per Vance, tocca a Teheran decidere se e quando il conflitto finirà.
Iran: Hegseth progetta proroga missione a 2027
Dopo avere riacceso il conflitto con gli attacchi inopinati dei giorni scorsi, Trump è tornato al suo copione abituale. Per il New York Times, “Gli Stati Uniti sembrano sempre più impantanati in Iran dopo sei mesi di guerra, nonostante Trump sostenga che hanno il dominio militare”.

Il Wall Street Journal ha appreso che il segretario alla Guerra Pete Hegseth vuole estendere al 2027 lo schieramento di 50 mila uomini nel Medio Oriente, esponendo a ulteriori stress le unità impiegate. E questo perché Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di ritenere che la sua strategia – quale che sia, perché la cambia di continuo – avrà alla fine successo, se 50 mila uomini restano disponibili per offrirgli delle alternative.
Trova poi conferma, con il contributo di fonti della Croce Rossa e l’analisi di immagini satellitari, che Kuhestack, una località iraniana, nella notte tra martedì e mercoledì, un attacco statunitense ha trasformato una festa di matrimonio in una tragedia, con almeno cinque morti e 67 feriti – i numeri sono di fonte iraniana -. Secondo inchieste mediatiche, non v’è dubbio che la strage sia stata causata da una bomba americana.
Intanto, a Pattaya in Thailandia, l’equipaggio della portaerei Lincoln ha finalmente potuto sbarcare dopo quasi 300 giorni di navigazione senza scalo. Nelle scorse settimane, le condizioni a bordo della Lincoln, che nel frattempo è stata sostituita nell’area del conflitto dalla George Washington, avevano suscitato emozione e preoccupazione nell’opinione pubblica statunitense.
Iran: il fronte economico
Fonte impatto economico del conflitto Usa-Iran, un reportage del Washington Post mostrava, ieri, colonne di autocisterne attraversare la Siria, offrendo un’alternativa via terra alla chiusura o almeno alle limitazioni del traffico nello Stretto di Hormuz. Il WSJ perché la pressione economica sull’Iran stenta ad avere successo, citando gli esempi di Russia, Corea del Nord, Cuba e Venezuela, tutti Paesi soggetti a pesanti sanzioni, ma capaci di resistere per anni e anni a pressioni occidentali anche più forti di quelle ora esercitate sul Teheran.
E la guerra ha ripercussioni negative sull’economia statunitense e su quelle occidentali in genere. Fra i fattori che spingono in alto gli interessi sui titoli di Stato, e ne aumentano l’onere sui bilanci degli Stati, il principale è proprio il conflitto. Lo dimostra un grafico della Cnn che ne mostra l’andamento in coincidenza con l’inizio dell’aggressione e le sue varie fasi














