Tiri di missili incrociati nella notte, che coinvolgono Usa e Iran, ma anche Arabia Saudita e Iraq, rompono una mini tregua di cinque giorni in Medio Oriente, dopo una giornata segnata, invece, dagli intrecci diplomatici nello Studio Ovale: Donald Trump riceve prima il presidente ucraino Volodymir Zelensky e poi il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Incontri a porte chiuse, definiti dalla Casa Bianca “positivi e costruttivi”: più anodini di così non si può.
Nella ricostruzione del Central Command degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni contro l’Iran e in tutto il Medio Oriente, a riaprire le ostilità sono stati gli iraniani, con attacchi a sorpresa contro presenze militari americane nell’area, in particolare una base in Giordania già presa di mira nei giorni scorsi – missili e droni sarebbero stati tutti intercettati -.
A seguire, le forze statunitensi, con il concorso per la prima volta dell’Arabia saudita, hanno colpito postazioni di milizie sciite filo-iraniane in Iraq, che nei giorni scorsi avevano lanciato attacchi contro truppe americane e – ancora ieri – contro installazioni petrolifere saudite nell’Est del Regno. Nelle azioni congiunte, almeno 10 membri delle Forze di Mobilitazione popolare sono stati uccisi “in diverse province, con l’attacco più letale nella provincia di Ninive”; i feriti sono numerosi.
Il bilancio delle vittime, attribuito dalla Afp a fonti delle milizie, è provvisorio. Il Comando centrale parla di “multipli siti terroristici logistici e operativi colpiti nell’Iraq orientale”, da dove erano stati lanciati negli ultimi giorni oltre 30 droni su indicazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniani.
I fermenti di guerra si manifestano mentre i mediatori stanno cercando di riportare le parti al tavolo dei negoziati. L’Iran avrebbe ieri respinto un’ipotesi d’intesa con l’Oman sul controllo dello Stretto di Hormuz
Trump – Netanyahu: su Iran un incontro ‘riparatore’ – o un esercizio di maquillage –
L’inattesa rapida successione di episodi bellici notturni – la Cnn parla si un sussulto di escalation e segnala il rischio di allargamento del conflitto – fa passare in secondo piano gli incontri svoltisi ieri a Washington, in coincidenza con le onoranze funebri al senatore Lindsey Graham, un sostenitore dell’amicizia Usa – Israele e uno dei pochi repubblicani al fianco dell’Ucraina nella resistenza all’invasione russa.
Il presidente Trump e il premier Netanyahu hanno avuto nelle ultime settimane momenti di frizione sugli sviluppi della guerra all’Iran, sul Libano – dove l’esercito israeliano mantiene la sua presenza nel Sud – e sulle tensioni in CisGiordania, dove le bravate di coloni a danno dei palestinesi godono della condiscendenza israeliana.
Dopo l’incontro, Netanyahu, intervistato dalla Fox, è stato estremamente positivo e insolitamente malleabile: “È stato fantastico. È stato uno dei migliori incontri che abbiamo mai avuto”, ha detto. “I nostri critici, che stavano cercando di trovare crepe nella nostra alleanza, hanno trovato un muro di granito… Abbiamo un impegno comune: non vogliamo che questo regime fanatico di Teheran abbia armi nucleari per minacciare ogni americano, la pace nel Mondo e l’esistenza di Israele… Abbiamo un obiettivo comune e lo raggiungeremo o con mezzi diplomatici o con altri mezzi”,
Netanyahu ha ancora aggiunto che gli andrà bene qualsiasi decisione il presidente Trump prenderà sugli sviluppi del conflitto.
Trump – Zelensky: momento di svolta nell’inerzia delle relazioni Usa – Ucraina

Per Politico, è cambiata l’inerzia nelle relazioni tra Washington e Kiev, a favore dell’Ucraina. . Politico non si riferisce tanto all’incontro di ieri nello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, quanto alla discussione a porte chiuse del presidente ucraino con congressmen statunitensi. “La fermezza dell’Ucraina comincia ad avere un impatto”, quasi 54 mesi dopo l’invazione.
Alla Fox, Zelensky ha poi detto: “La Russia perde 30.000 soldati al mese, sono perdite ingenti, eppure non vuole fermare questa guerra… L’iniziativa non è più nelle mani” del presidente russo Vladimir Putin.
“Vogliamo porre fine a questa guerra: il presidente Trump lo vuole, gli europei lo vogliono. Putin non lo vuole. Chiediamo ogni giorno di fermare questa guerra. Ecco perché dobbiamo reagire, essere duri, essere forti… Contiamo sull’impatto delle sanzioni…”. L’Unione europea ha appena varato un nuovo pacchetto; il Congresso si appresta a farlo.
Ma l’ombra della guerra all’Iran si allunga pure sull’Ucraina. Secondo il New York Times, dopo che gli ucraini hanno attaccato nel Mar Caspio una nave iraniana che portava droni alla Russia, Teheran ha valutato l’opportunità di colpire a sua volta un porto ucraino. La diplomazia ha, per ora, alleviato le tensioni, ma i rischi di intreccio fra i due conflitti permangono.














