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Usa: midterm, Netanyahu e Bolsonaro pesano su Trump e sul voto

Scritto il 29/10/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/usa/usa-midterm-netanyahu-e-bolsonaro-pesano-su-trump-e-sul-voto/

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Gli esiti incerti delle elezioni politiche in Israele e la rocambolesca fuga dal Brasile di Flavio Bolsonaro, candidato alla presidenza battuto dal presidente uscente Luis Inacio Lula da Silva, pesano sull’avvicinamento al voto di midterm negli Stati Uniti e creano imbarazzi all’Amministrazione Trump.

Che, almeno, non ha di che lamentarsi della decisione della Fed, la Federal Reserve, la banca centrale Usa, di lasciare invariato il tasso di sconto, cioè il costo del denaro, al 3,9% circa. Kevin Warsh, il presidente della Fed, nega che la decisione di non alzare il tasso di sconto, come l’andamento dell’inflazione avrebbe forse suggerito, sia funzione dell’imminenza del voto di midterm, ma nessuno gli crede davvero.

Gli aumenti dei beni di consumo – notano molti grandi media – sono ormai generalizzati e non si limitano al prezzo dei carburanti alle pompe di benzina, mentre i tentativi dell’Amministrazione di contenerli sono fin qui stati inefficaci. Axios, che ci apre, mette in evidenza il voto contrario di Lisa Cook, una consigliera della Fed che il presidente Usa Donald Trump vuole licenziare con pretesti, nonostante l’avviso contrario dei giudici federali: Cook non è stata la sola a dissentire, insieme a lei un’altra consigliera pure nominata dal presidente Joe Biden: entrambe volevano che il tasso di sconto salisse di un quarto di punto.

Midterm: una Casa Bianca cupa e un presidente imprevedibile

Il New York Times guarda le prospettive del viti di midterm dal punto di vista della Casa Bianca: descrive “un presidente imprevedibile e una Casa Bianca cupa”, attraversata da giochi di potere e rivalità personali e “scossa da avvicendamenti del personale – starebbe per andarsene anche la capa dello staff Susan Wiles: nessuno aveva mai resistito due anni in quel ruolo con Trump, ndr – e dall’ansia”. Secondo il giornale, “Trump sta restringendo il suo ‘cerchio magico’, se la prende con chi lo critica, tiene comizi tortuosi e si affida a una dieta di nuovi clips e invenzioni dell’IA”.

La Cnn punta sul duello a distanza tra il presidente Trump e l’ex presidente democratico Barack Obama, entrambi impegnati in eventi elettorali a sostegno di candidati dei rispettivi partiti. Trump tende a sminuire l’impatto di Obama; Obama dice che Trump è più preoccupato di quel che fa e dice lui che dell’andamento dell’economia.

La rocambolesca fuga dal Brasile di Flavio Bolsonaro viene ricostruita, in particolare, da Wall Strett Journal e Washington Post. Dopo la sconfitta, il candidato alla presidenza ‘trumpiano’ ha lasciato il suo Paese, tradendo le sue promesse, perché gli era stato ingiunto di consegnare il passaporto in quanto sotto inchiesta per corruzione, e ha raggiunto gli Stati Uniti – è sbarcato ieri sera a Miami, con moglie e figlie, ndr – dopo un avventuroso viaggio attraverso Argentina ed Ecuador.

Il WSJ ricostruisce in dettaglio la fuga dal Brasile: “Inganni e disinformazione per depistare gli inquirenti, un jet privato e un amico alla Casa Bianca”, senza dimenticare le complicità chiacchierate del narcotraffico e della criminalità organizzata: “La complessa operazione è stata resa possibile dall’ inner circle’ di Trump e dal presidente argentino Javier Milei”. Il WP, invece, s’interroga sull’ormai incerto futuro politico, se ce n’è uno, di Bolsonaro figlio, mentre Bolsonaro padre è agli arresti domiciliari in patria.

Per Politico, i risultati delle elezioni in Israele innescano a Washington una “stanchezza da Netanyahu”: l’Amministrazione Trump ha datoi suo appoggio al premier uscente, ma, in realtà, la sua figura viene ormai percepita come un elemento di imbarazzo sia per il ruolo avuto nell’innescare l’aggressione all’Iran (che ora vorrebbe rilanciare, sia per la rigidità nella ricerca di soluzioni nella CisGiordania, nella Striscia di Gaza e nel Sud del Libano.

Proprio ieri, il WP ha reso note nuove stime del Pentagono del costo della guerra all’Iran: 47 miliardi fino alla metà di ottobre, più delle stime finora note, senza contare i danni alle installazioni militari Usa attaccate dall’Iran o da milizie sue alleate nella Regione. Il tema dei costi del conflitto e dell’impatto sull’inflazione – e, quindi, sui costi della vita – è uno dei temi della campagna di midterm nell’Unione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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