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Guerre, punto: Iran, negoziati a zero; Ucraina, uno spiraglio

Scritto lo 08/09/2026 per the Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/news/iran-negoziati-ucraina-spiraglio/

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Guerre, punto – Gli sviluppi paralleli dei conflitti tra Usa e Iran e Ucraina e Russia trovano, questa mattina, letture spesso contraddittorie sui media internazionali: tra Washington e Teheran, la via del negoziato pare sfumata; tra Mosca e Kiev, gli spiragli di trattativa sono affidati all’ipotesi – vaga – di un contatto tra i presidenti Usa Donald Trump e russo Vladimir Putin, che potrebbe poi divenire un triangolare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il tutto poi condizionato dagli umori estemporanei del magnate presidente, che nel lungo week-end del Labor Day, ha pubblicato una sessantina di post e meme e s’è esercitato nel suo ultimo hobby, cambiare i nomi geografici (e magari pure i confini, come vorrebbe fare inglobando nell’Unione Canada e Groenlandia).

Dopo il Golfo del Messico divenuto Golfo dell’America e il lago Ontario divenuto Lago America – cambiamenti che possono valere negli Usa, ma non altrove -, ora Trump intende cambiare il nome del New Mexico, uno dei 50 Stati dell’Unione, e farlo diventare New America, pur senza avere – notano unanimi i media Usa – l’autorità per farlo (ma travalicare i poteri è una specialità della casa).

Alle provocazioni trumpiane, c’è chi risponde pan per focaccia. Il Canada ha imposto nuovi dazi sull’import Usa, segnando un’escalation nella guerra commerciale fra i due Paesi confinanti. E l’Ue offre alla Groenlandia, territorio danese ambito dal magnate presidente, una nuova partnership e centinaia di milioni di investimenti.

Guerre, punto: Iran, forze armate e intelligence Usa valutano disimpegno

In uno dei tanti meme realizzati con l’IA, i confini dell’Iran sono ridisegnati adeguandosi al profilo di Trump: una puntura di spillo, a confronto con gli scambi di missili e droni degli ultimi giorni. Nessuna parola di scuse e di cordoglio, invece, da parte del presidente, per le vittime civili causate, la settimana scorsa, da una delle sei bombe sganciate da aerei della US Navy su un centro comando e controllo della città costiera iraniana di Kuhestack ha mancato il bersaglio e ha centrato una festa di matrimonio – circostanza ora ammessa dal Pentagono -.

Per la Cnn, le forze armate e l’intelligence statunitensi stanno valutando se ridurre la presenza Usa in Medio Oriente e cercano una strategia d’uscita dal conflitto diversa da quella adottata dopo l’11 Settembre 2001, di cui sta per ricorrere il 25° anniversario. Allora, l’America e l’Occidente finirono per impantanarsi in due lunghe guerre sostanzialmente perdute, in Afghaistan e in Iraq.

Se le risposte iraniane agli attacchi Usa fanno emergere la vulnerabilità delle basi nella Regione, c’è pure da valutare la facilità con cui gli Huthi, la milizia sciita filo-iraniana dello Yemen, colpiscono gli alleati degli americani: stamane, si è avuta notizia di un attacco contro installazioni petrolifere dell’Arabia saudita, che ha innescato incendi e fatto decine di feriti

La Fox scrive che il confronto nucleare con l’Iran “prende una piega pericolosa”: mentre gli Usa tornano ad accentuare la pressione militare, Teheran fa “nuove minacce” e formula piani per creare una zona di esclusione oltre lo Stretto di Hormuz, cioè per ampliare il proprio controllo – reale o asserito – sulla navigazione in ingresso o in uscita dal Golfo Persico.

Il Wall Street Journal torna, invece, a battere il tasto delle difficoltà dell’Iran di fronte alla strategia di ‘asfissia economica’ adottata dagli Stati Uniti: il flusso di dollari del petrolio si inaridisce e Teheran precipita sempre di più nella crisi.

D’altro canto, secondo Le Monde, l’accordo sul petrolio con i Venezuela, per calmierare i prezzi dell’energia negli Usa gestendo 65 miliardi di barili di riserve venezuelano, non sta funzionando come sperato: i termini dell’intesa sono vaghi – come spesso accade quando Trump fa affari – e, inoltre, le quantità non sono sufficienti a compensare il risotto apporto di petrolio mediorientale.

Guerre, punto: Ucraina, Zelensky su ipotesi de-escalation

In un’intervista ad Axios, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dice che gli Stati Uniti stanno esplorando i passi da fare per una de-escalation tra Russia e Ucraina questo inverno, de-escalation della quale, però, non si vedono ancora segnali. Anzi, la scorsa notte gli attacchi russi sono Kiev sono stati particolarmente intensi e letali.

Zelensky parla dopo i colloqui di domenica a Kiev con i negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, che erano stati prima a Mosca. Dopo gli incontri, Witkoff avrebbe riferito a Trump di “progressi sostanziali”. Ma la pace è lontana: secondo l’intelligence ucraina, la Russia ha risorse per due anni di guerra; e, intanto, Mosca ingaggia ‘guerre diplomatiche’, a botte di chiusure d’uffici e d’espulsioni di funzionari, con la Germania e l’Ungheria.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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