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Iran: una pausa – forzata? – negli attacchi incrociati, Trump aspetta Netanyahu e Zelensky

Scritto il 27/07/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/top-news/iran-trump-netanyahu-zelensky/

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E’ tornata la calma nei cieli del Medio Oriente: per tutto il fine settimana, gli Usa non hanno fatto attacchi all’Iran, che non ha dal canto suo preso di mira interessi americani nel Golfo. Resta, però, fluida la situazione nello Stretto di Hormuz e all’ingresso del Mar Rosso: la navigazione è lungi dall’essere normale.

Non è chiaro se la pausa nell’offensiva statunitense, andata avanti senza sosta per due settimane, sia dovuta a una decisione autonoma del presidente Usa Donald Trump o se sia stata in qualche misura imposta – come ha scritto il New York Times – dalle preoccupazioni dei militari di ritrovarsi a corto di difese anti-aeree, esponendo, quindi, i militari delle basi nella regione alle risposte iraniane, che si sono già rivelate per loro letali. La Casa Bianca nega che gli Stati Uniti siano a corto di munizioni e, in particolare, di missili anti-missili Patriot.

Quale che ne sia l’origine, la pausa nelle ostilità crea uno spazio ai mediatori per provare a ricucire le trattative interrotte dall’improvvisa e sostanzialmente immotivata ripresa di bombardamenti e lanci di missili e droni. Il presidente Trump l’aveva attribuita a violazioni della tregua nello Stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, che attaccavano mercantili che non si conformavano alle loro indicazioni. Ma la tregua, in realtà, non era mai stata pienamente rispettata né dall’una né dall’altra parte – basti pensare alla perdurante occupazione del Libano meridionale da parte dell’esercito israeliano -.

Nel Mar Rosso, l’ultima attività ostile registrata sono stati attacchi degli Huthi, miliziani sciiti filo-iraniana dello Yemen, a installazioni energetiche saudite, impianti della Aramco a Yanbu e Jazan: azioni senza precedenti dal 2019, in risposta ad attacchi sauditi sul porto yemenita di Hodeida.

Le incertezze sulla sicurezza dei traffici marittimi hanno fatto salire, la scorsa settimana, il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile, con un aumento del 40% a luglio. Trump, che aveva appena minacciato di fare pagare all’Iran le conseguenze degli attacchi degli Huthi, ha poi optato, invece, per un sussulto di tregua.

Questa sarà per Trump una settimana di incontri significativi, nella sua diplomazia sempre in bilico fra guerra e pace. Domani, riceverà alla Casa Bianca il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’intesa con il quale s’è un po’ incrinata per l’imprevisto andamento dell’aggressione all’Iran, che doveva essere una marcia trionfale di pochi giorni verso l’annientamento dell’arsenale nucleare e militare iraniano e il cambio di regime e non ha prodotto nulla del genere, ma ha anzi sortito, a parte migliaia di morti, un’emergenza energetica planetaria – a farne le spese anche i consumatori Usa -.

La scorsa settimana, il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha di nuovo superato i quattro dollari al gallone: un anno fa, il prezzo medio era quasi di un dollaro inferiore, 3,14 dollari al gallone.

Ucraina: Trump riceve Zelensky; una sua influencer si scopre filo-ucraina

Successivamente, Trump riceverà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che è oggi a Londra per un primo incontro con il nuovo premier britannico Andy Burnham. Prima di lasciare Kiev, Zelensky ha segnalato la possibilità che la Russia conduca nelle prossime ore un massiccio attacco con missili e droni, dopo che la scorsa settimana le vittime civili ucraine dei bombardamenti russi sono state decine e i feriti centinaia.

L’incontro con Zelensky segue l’improvvisa conversione alla causa ucraina di Laura Loomer, aggressiva influencer della galassia Maga, molto vicina al magnate presidente. Loomer, fin qui ostile alla causa ucraina, sensibile alla propaganda russa e critica del sostegno degli Usa a Kiev, ha bruscamente cambiato atteggiamento dopo una visita in Ucraina. L’influencer vi ha incontrato Zelensky ed è stata esposta agli allarmi anti-aerei: un’intervista all’Ap, nella quale ha confermato d’avere cambiato la propria visione della guerra ucraina, è stata rilasciata in un rifugio.

Nel frattempo, dopo quasi due mesi di confronti e non poche esitazioni, i Paesi dell’Ue hanno dato via libera a un nuovo insieme di misure restrittive contro Mosca. Colpiti i settori energetico e bancario in quello che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa considera “un altro passo decisivo per intensificare la pressione su Mosca”.

Iran: possibili retroscena e nuove polemiche
C’è chi ha attribuito la ripresa delle ostilità contro l’Iran all’irritazione di Trump per un complotto che sarebbe stato ordito da Teheran ai suoi danni e che sarebbe stato all’origine della precipitosa e allarmante sostituzione dell’AirForceOne con cui fare ritorno dal vertice della Nato ad Ankara.

Trump ci era arrivato con il nuovo AirForceOne regalatogli dal Qatar e allestito a tempo di record – ha rivelato il New York Times –, con costi astronomici e concessioni ai requisiti di sicurezza. Ma ne ripartì con il vecchio AirForceOne, meglio attrezzato contro eventuali attacchi.

Nel fine settimana, ha suscitato diffuse polemiche la decisione del Pentagono di ridurre il numero dei caduti nella guerra all’Iran da 18 a 14, escludendo dal conto i quattro militari uccisi in Giordania – tre – e in Iraq dalle risposte iraniane agli attacchi americani. Il Pentagono ha spiegato la decisione con la tesi che i caduti della prima fase del conflitto, prima del cessate-il-fuoco concordato a metà giugno, non andavano sommati a quelli della nuova fase del conflitto.

Ma la spiegazione non ha convinto i familiari delle vittime, le organizzazioni dei veterani e neppure numerosi congressman: molti vi vedono solo un maldestro tentativo di ridurre l’impatto psicologico dei caduti americani su un’opinione pubblica già largamente ostile al conflitto.

La mossa del Pentagono era stata successiva alla presenza dello stesso presidente alla base di Dover nel Delaware al rientro delle salme degli ultimi quattro caduti in bare avvolte nella bandiera a stelle e strisce.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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