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Trump ad alzo zero su media e rivali, “mi ricandido”. Iran, notte senza bombe

Scritto per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-una-notte-senza-bombe-e-trump-rilancia-mi-ricandido/

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Il presidente Usa Donald Trump parla del conflitto con l’Iran alla annuale cena dei corrispondenti dalla Casa Bianca, ri-edizione in tono minore, al Waldorf Astoria, di quella che stava svolgendosi a maggio all’Hilton International e che fu sospesa alle prime battute per un tentativo – sventato – d’attentato al presidente.

E’ stat una notte senza bombe sull’Iran – la prima, da due settimane -. Ma le cronache di guerra sono ugualmente fitte: le forze armate degli Stati Uniti bloccano nel Golfo di Oman un mercantile che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani – è il secondo episodio di questo genere, da quando il blocco è stato ripristinato -; aerei di Bahrein e Kuwait colpiscono obiettivi iraniani, una replica senza precedenti agli attacchi iraniani contro presenze americane nei due Paesi; e ci sono scambi di tiri fra Arabia saudita e la milizia sciita pro-iraniana degli Huthi nello Yemen, che ostacolano la navigazione nel Mar Rosso.

Trump, che i principali media continuano a descrivere come animato da uno spirito di rivalsa contro l’Iran, dice: “Gli iraniani ci stanno parlando …, vorrebbero tanto trovare un accordo… Non credo che siano pronti e non credo che sia ancora il momento giusto… Non possono avere armi nucleari: non vogliamo vedere Washington, o una qualsiasi delle nostre città, o di Israele, … distrutte da una bomba atomica… Non lasceremo che si dotino di armi nucleari: le userebbero”.

Trump: al banchetto un discorso imbarazzante

Le parole di Trump fanno i titoli di testata di molti dei principali media degli Stati Uniti. Ma l’attenzione non è tanto rivolta a quello che il presidente dice sull’Iran –nulla di nuovo in fondo-, quanto agli insulti, agli epiteti e agli apprezzamenti volgari rivolti ai giornalisti, ai propri rivali e persino ad alcuni esponenti della sua Amministrazione.

260725 - Usa - Trump - cena dei corrispondenti
Il presidente Usa Donald Trump alla cena dei corrispondenti dalla Casa Bianca (Fonte: New York TimeT

Axios ci apre con un titolo neutro: “Trump condanna la violenza e se la prende con la stampa…”. Lo stesso fa la Fox: “Trump non risparmia nessuno alla cena dei corrispondenti, mette nel mirino i democratici, la stampa e il suo stesso gabinetto”. La Cnn è più incisiva: “Insulti abituali e commenti offensivi caratterizzano il discorso di Trump alla cena dei corrispondenti… Le battute di spirito del presidente non fanno ridere nessuno mentre lui attacca giornalisti e rivali…”.

Così, le parole del magnate sono spesso cadute “in un silenzio imbarazzato”, specie quando giocavano sull’aspetto fisico dei ‘bersagli’ delle critiche. Dopo avere parlato per oltre un’ora. Trump s’è messo in testa un berretto rosso con la scritta ‘Trump 2028’, annunciando che si ricandiderà per un terzo mandato – il gesto viene generalmente interpretato come una battuta, anche se il magnate non ha mai escluso una ricandidatura, nonostante sia costituzionalmente impossibile -.

Washington Post e New York Times scelgono di rispondere agli attacchi di Trump con aperture che mettono in imbarazzo l’Amministrazione. Il WP punta su un inasprimento delle polemiche fra la Casa Bianca e la Smithsonian Institution, la più prestigiosa istituzione museale e culturale della capitale federale: un pannello all’ingresso del Museo nazionale della storia americana metterà d’ora n poi in guardia i visitatori sul fatto che quanto s’apprestano a vedere contiene “informazioni inaccurate”, che – sostiene la Casa Bianca -, non rispettano i valori americani, denunciado, fra l’altro, la schiavitù e lo sterminio dei nativi. la Smithsonian e il Museo s’orientano “verso un attivismo politico estremo, che affonda le sue radici nel marxismo e che divide, deprime e scoraggia gli americani”.

Il NYT, invece, apre con gli sviluppi di un suo scoop che aveva già fatto infuriare Trump: c’era davvero una minaccia iraniana, dietro la decisione del Secret Service, la polizia che si occupa della sicurezza dei presidenti, di cambiare aereo al momento di lasciare Ankara dopo il Vertice della Nato a inizio mese. Trump parti con il suo ‘vecchio’ AirForceOne e non con quello nuovo, da poco donatogli dal Qatar, giudicato non adeguatamente sicuro.

Iran: Trump valuta un’ulteriore escalation

Sul fronte della guerra con l’Iran, l’impressione generalizzata è che il presidente, che ieri s’è consultato con i suoi collaboratori, mediti un’ulteriore escalation e un nuovo coinvolgimento d’Israele – la prossima settimana, il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Washington – nella convinzione che il sussulto nelle operazioni militari possa essere di breve durata, nonostante la guerra vada avanti da cinque mesi e non se ne veda ancora la fine.

Dal canto suo, Netanyahu è per il momento impegnato in azioni militari “di grande ampiezza” nella CisGiordania, dove le angherie dei coloni – spalleggiati dall’esercito – verso i palestinesi sono incessanti.

Secondo l’intelligence statunitense, citata dal NYT, la nuova leadership iraniana è più incline della precedente a dotarsi dell’atomica: “La guida suprema uccisa sotto le bombe il 28 febbraio, all’inizio del conflitto, l’ayatollah Ali Khameney, aveva già accettato di rinunciare all’atomica, con l’accordo del 2015 poi denunciato da Trump nel 2017; il suo successore, suo figlio Mojtaba, è, invece, più interessato all’dea di dotarsi dell’atomica”.

Il Wall Street Journal, che critica, in un fondo dell’editorial board, la politica dei dazi di Trump e le nuove minacce rivolte all’Ue ‘colpevole’ di avere comminato a Google una super-multa legata a violazioni delle regole di concorrenza, scrive che “Usa e Iran sono bloccati in un ciclo d’escalation militare: Trump minaccia d’intensificare i bombardamenti; Teheran ricorre a milizie sue alleate nella Regione per allarga il conflitto”.

L’Amministrazione Usa valuta il ricorso ai beni iraniani congelati per rifondere i danni arrecati alle navi attaccate nello Stretto di Hormuz, dove testimoni oculari riferiscono che il traffico è ridotto ai minimi termini, specie se confrontato con la situazione pre – guerra.

Ieri, i giornalisti dell’Ap avevano riferito di “almeno sette esplosioni” e di colonne di fumo presso una base militare americana vicino a Irbil, in Iraq. Non si sono però avute precisazioni sulla natyra delle esplosioni e su eventuali danni.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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