Risultati contraddittori, sia fra i democratici che fra i repubblicani, nell’ennesima ondata di primarie, ieri, negli Stati Uniti, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre. E intanto il presidente Donald Trump è sulla graticola per la fuga da Ankara dopo il vertice della Nato a luglio: gli si rimprovera di non aver informato l’opinione pubblica, neppure a cose fatte, e di avere lasciato staff e giornalisti come esca di eventuali attentatori.
Nelle primarie, fra i democratici, i candidati progressisti, che talora si auto-definiscono ‘socialisti’, hanno ottenuto dei successi, ma hanno anche subito delle sconfitte. Invece, fra i repubblicani, dei candidati sostenuti dal presidente Trump hanno vinto, ma altri sono stati battuti o costretti al ballottaggio.
Fra i democratici, però, una tendenza pare ormai chiara: politici anziani e di lungo corso vengono battuti da candidati più giovani. L’ultimo esempio, ieri, nel Connecticut, dove, per un collegio della Camera, Luke Bronin, un quarantenne ex sindaco, ha estromesso John B. Larson, 78 anni e 14 mandati alle sue spalle. E almeno la quinta volta in queste primarie che gli elettori democratici bocciano un deputato uscente ‘over 65’ e scelgono qualcuno più ‘fresco’.
Midterm: primarie, i principali risultati
Il risultato più atteso era quello della corsa a candidato democratico come governatore del Wisconsin: era favorita Francesca Hong, una ‘socialista’ di 37 anni origini asiatiche, la cui vittoria sarebbe stata un’ulteriore conferma dello spostamento a sinistra dell’elettorato democratico. Invece, l’ha spuntata, dopo un testa a testa serratissimo, David Crowley, un moderato, che, il 3 novembre, affronterà il candidato repubblicano Tom Tiffany.
Alla fine, Crowley l’ha spuntata per tremila voti su circa 750 mila espressi e potrebbe diventare il primo governatore nero dello Stato. A suo favore, ha giocato – osservano unanimi i media Usa – il fatto di apparire meglio piazzato della Hong per battere Tiffany, che ha il sostegno di Trump, a novembre. Nel programma di Hong, che era avanti nei sondaggi della vigilia, c’erano lo stop alla costruzione di data centers, tasse più alte per i ricchi e l’apertura di negozi d’alimentari pubblici per calmierare i prezzi.
I progressisti hanno però segnato un punto in Minnesota: Peggy Flanagan sì è assicurata la candidatura al Senato battendo la centrista Angie Craig, impegnandosi a contrastare l’influenza delle grandi imprese e le politiche di Trump.

Sempre nel Minnesota, per la candidatura repubblicana a governatore, Mike Lindell, miliardario co-fondatore di MyPillow, un negazionista dell’esito delle elezioni nel 2020 sostenuto da Trump, è stato sconfitto dalla speaker della Camera statale Lisa Demuth. La candidata democratica sarà Amy Klobuchar, senatrice uscente, già in lizza nel 2020 per la nomination democratica alla presidenza.
Nella South Carolina, le primarie repubblicane per il Senato, allestite in tutta fretta dopo la morte improvvisa l’11 luglio del senatore Lindsey Graham, vedevano in lizza numerosi concorrenti, fra cui sua sorella Darline Graham, già insediatasi come senatrice ‘pro tempore’, che ha il sostegno di Trump.
Graham non è passata al primo turno: andrà al ballottaggio, il 25 agosto col deputato Ralph Norman. Uno smacco – relativo – per Trump: numerosi conservatori gli contestano d’avere puntato sulla sorella del senatore Graham, che non ha esperienza politica.
Un altro smacco – sempre relativo – per il presidente Trump è stato l’ennesimo stop d’un giudice federale alle iniziative per limitare il voto per posta. Su questo punto, sarà quasi certamente chiamata a pronunciarsi la Corte Suprema.
Trump e la fuga da Ankara: polemiche

Sui media Usa, hanno molto spazio le polemiche sulla fuga di Trump da Ankara, dopo il vertice della Nato l’8 luglio: il presidente venne trasferito in gran segreto dall’AirForceOne su un altro aereo militare. L’allerta sui rischi d’un attentato iraniano veniva dall’intelligence israeliana.
Le contestazioni sono duplici: da una parte, il fatto che la Casa Bianca non abbia mai raccontato, anche a cose fatte, la verità sulla vicenda, che è stata ieri finalmente ammessa dallo stesso Trump – “ho fatto quel che il Secret Service e i militari mi dicevano di fare” -; dall’altra, il fatto che l’AirForceOne, ormai divenuto un’esca, sia stato fatto decollare avendo a bordo, ignari, staff della Casa Bianca e giornalisti
In un commento, Le Monde scrive che l’esfiltrazione di Trump dalla Turchia è sintomo “di un disposizitov di sicurezza segnato dalla febbrilità e dall’improvvisazione”.














