Guerre, punto – Gli Stati Uniti preparano l’eventuale ripresa della guerra all’Iran; Ucraina e Russia non sospendono le ostilità; negli Usa, i due conflitti si intrecciano con la campagna elettorale per il voto di midterm del 3 novembre.
Per la Cnn, i militari statunitensi valutano di ricorrere contro l’Iran alla ‘madre di tutte le bombe’, cioè il più potente ordigno non nucleare del loro arsenale, già utilizzato in Afghanistan, ma s’interrogano se il suo uso servirebbe a conseguire gli obiettivi del presidente Usa Donald Trump, che, tra l’altro, variano di discorso in discorso.
Secondo la tv all news, il ricorso alla ‘madre di tutte le bombe’ sarebbe un’escalation nell’intensità del conflitto, che ha recentemente visto l’affondamento, da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, di due mercantili nello Stretto di Hormuz.
Guerre, punto: Iran, Teheran crea imbarazzi a Trump verso midterm

L’ipotesi è che l’Iran stia intensificando gli attacchi in vista delle elezioni di midterm, per creare difficoltà a Trump. Un’analoga logica potrebbe sottostare ai sussulti della guerra nello Yemen tra Huthi e sauditi.
Il Comando centrale Usa, che sovrintende alle operazioni nell’area del conflitto, ha annunciato d’avere distrutto, il 6 ottobre “un’imbarcazione collegata all’Iran che faceva attività di sorveglianza delle unità della U.S. Navy nel Golfo dell’Oman”. Dall’inizio della guerra, riferiscono le fonti Usa, “il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica dell’Iran ha continuato a prendere di mira migliaia di navi civili in transito nelle acque regionali, oltre alle navi da guerra americane…”. L’equipaggio dell’imbarcazione affondata “è stato tratto in salvo prima della distruzione” e verrà rimpatriato.
Nei suoi comizi elettorali, Trump ripete che il conflitto con l’Iran finirà “molto presto” (e i prezzi dei carburanti scenderanno subito dopo). Parlando in Arizona, ha pure ammesso di “non sapere chi sia il presidente” della Repubblica islamica: “Non sappiamo con chi abbiamo a che fare”.
La Fox, invece, usa il banner “rivoluzione degli armamenti” per un discorso di Trump in Montana: secondo il presidente, “Il Dipartimento della Guerra si prepara a testare armamenti e tecnologie nuovi, inclusi armi potenzialmente autonome, armi spaziali, missili supersonici e ipersonici”.
Qualsiasi cosa questi paroloni vogliano dire, ci si chiede se annunci del genere possano davvero indurre a votare repubblicano, in un contesto in cui l’opinione pubblica è largamente contraria al conflitto con l’Iran.
Guerre, punto: Ucraina il “regalo” di Trump a Putin continua a fare discutere

Sul fronte ucraino, la Cnn insiste sul fatto che “il regalo sul diesel” fatto da Trump a Putin – così letteralmente nel titolo – segna “un giro di vite nella pressione su Kiev” perché s’arrenda. Ovvio che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si senta “tradito” da Trump: lo dichiara lui stesso, intervistato dal Financial Times, in occasione della visita di ieri a Londra – Zelensky è stato ricevuto dal re Carlo III e dal premier Andy Burnham -.
Secondo Le Monde, l’Ucraina e i suoi alleati “sperano ancora di rovesciare il corso della storia”, nonostante “il tradimento” di Trump. E lo stesso giornale segnala che missili e droni russi continuano a colpire città e infrastrutture energetiche ucraine: l’asserita ‘tregua delle raffinerie’, annunciata da Trump, non è mai stata rispettata.
Kiev segnala limitazioni all’uso militare di Starlink, la rete dei satelliti di Elon Musk, che sui social scrive che è ora che Zelensky se ne vada. La Casa Bianca assicura di continuare a condividere informazioni d’intelligence con Kiev, ma Zelensky denuncia uno iato nelle comunicazioni proprio in coincidenza di un attacco con missili su Kiev, che ha condizionato la risposta contraerea.
P.s. a Guerre, punto (AP) The not-so-secret vulnerability in Ukraine’s drone arsenal? Chinese technology – Ukraine has become a global leader in military drone innovation, enabling its forces to grind a much larger enemy to a stalemate. But this has come with an unsettling vulnerability: Ukrainian drone makers are highly dependent on electronics made by China, a key Russian ally.
Ukraine’s greatest fear is that the Chinese government could restrict its access to these critical parts. It also worries that Russian defense companies that need these same supplies could be given preferential treatment by Chinese factories. Over the past two years, Ukraine has sought to break its dependence on China but cannot do so entirely, whose lower costs and vastly greater production capacity cannot be matched by allied suppliers.














