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Guerre: Usa in stallo sia militare che diplomatico, Iran, Gaza, Ucraina

Scritto il 14/08/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/news/guerre-usa-in-stallo-sia-militare-che-diplomatico-iran-gaza-ucraina/

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Gli Stati Uniti paiono in stallo, sia militare che diplomatico, su tutti i fronti delle guerre o dei negoziato aperti, con l’Iran, a Gaza, in Ucraina. Questa mattina, sui media Usa si parla molto delle condizioni a bordo della portaerei Lincoln, che è in missione da oltre 250 giorni, quasi nove mesi, nell’area di conflitto con l’Iran e che sta per essere rimpiazzata dalla Washington.

Familiari denunciano il disagio dell’equipaggio, per i ritmi di lavoro massacranti e carenze di beni di prima necessità, oltre che per la lunghezza della missione. Vi sarebbero pure stati casi di suicidio o di tentato suicidio fra il personale imbarcato – circa 5700 persone, una cittadina galleggiante -.

Il Washington Post scrive: “I democratici nel Congresso cercano risposte ai rapporti sulle condizioni a bordo della Lincoln: le famiglie dei militari hanno detto al Military Times – un media dedicato alle forze armate, ndr – che due uomini hanno cercato di gettarsi in mare, mentre l’equipaggio deve vedersela con scarsità di cibo, servizi igienici rotti e acqua contaminata”.

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A MQ-9 Reaper unmanned aerial vehicle prepares to land after a mission in support of Operation Enduring Freedom in Afghanistan. The Reaper has the ability to carry both precision-guided bombs and air-to-ground missiles. (U.S. Air Force photo/Staff Sgt. Brian Ferguson)

Il WP ha un’altra notizia inquietante sul fronte militare iraniano. Le forze armate Usa hanno perso circa il 25% dei loro droni Reaper, una conferma che le guerre stanno assottigliando gli arsenali Usa –ci sarebbe carenza anche di missili e munizioni-.

I droni Reaper sono stati intensamente impiegati nel conflitto, specie nelle operazioni nello Stretto di Hormuz, e si sono rivelati obiettivi relativamente facili da intercettare per i sistemi di difesa iraniani e delle milizie sciite filo-iraniane. Ogni velivolo di questo tipo costa 50 milioni di dollari: le guerre pesano sui bilanci.

Sulla situazione nello Stretto di Hormuz, il presidente Usa Donald Trump e il segretario alla Guerra Pete Heghseth ripetono che gli Stati Uniti ne hanno il pieno controllo e che il blocco navale imposto dalla US Navy ai porti iraniani tiene. Se la seconda affermazione appare corretta, la prima è invece contraddetta, oltre che dalle affermazioni di Teheran, dai dati del Wall Street Journal: ogni giorno, nello Stretto, le navi che transitano si contano sulle dita delle mani, mentre, prima del 28 febbraio, erano centinaia.

Fonti del Qatar dicono – ma lo fanno da giorni – che un’intesa sulla gestione dello Stretto tra Oman e Iran “è molto vicina”: i negoziati sarebbero alla definizione delle rotte. In ogni caso, l’accordo, se ci sarà, sancirà il controllo su Hormuz da parte di Teheran e di Mascate: non proprio quello che Washington voleva.

L’attuale tattica iraniana di Trump sembra essere quella dello strangolamento economico, via sanzioni e blocco navale: una scelta di lungo periodo e non necessariamente efficace. Intanto, entrambi le parti reclamano riparazioni di guerra: l’Iran per i danni causati dai bombardamenti israelo-americani; gli Usa per le vittime americane fatte nel tempo dalle milizie filo-iraniane – Washington ne calcola circa 600 -.

“Stiamo negoziando a metà con gli iraniani”, ha recentemente detto il magnate presidente: “Vediamo come se la cavano con l’inflazione che scresce e gli introiti dell’energia che diminuiscono”.

Guerre: i motivi di screzio tra Trump e Netanyahu
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President Donald Trump, center right, meets with Israel’s Prime Minister Benjamin Netanyahu, center left, as Secretary of State Marco Rubio, from right, and Vice President JD Vance listen in the Oval Office at the White House in Washington, Monday, April 7, 2025. (Pool via AP)

A complicare lo stallo con l’Iran, i rapporti tesi in questo momento tra Usa e Israele: in Libano, l’esercito israeliano, nonostante accordi in tal senso, non lascia il Sud del Paese; a Gaza, Israele blocca il piano del Board of Peace per avviare la seconda fase delle intese fatte nell’ottobre 2025; e in CisGiordania, i coloni agiscono come “terroristi” – la dichiarazione à dell’ambasciatore degli Usa a Gerusalemme Mike Huckabee – nei confronti dei palestinesi.

Quanto all’Ucraina, il fronte di guerra è sostanzialmente fermo da mesi, ma gli attacchi incrociati con missili e droni vanno avanti praticamente ogni notte con vittime civili. E di negoziati nessuno parla.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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