Un week-end sui campi da golf (suoi) del New Jersey porta consiglio a Donald Trump, che cancella – o, almeno, sospende – i piani d’attacco all’Iran e afferma che sono stati “concordati i parametri” d’un accordo con Teheran, che smentisce. Venerdì, il presidente Usa aveva detto di stare “perdendo fiducia” nella possibilità di un’intesa e aveva minacciato di colpire l’Iran “molto duramente”, più duramente di quanto s’è mai visto dalla Seconda Guerra Mondiale.
Ora, Trump, parlando sull’AirForceOne che lo riporta alla Casa Bianca, dice che con Teheran c’è “un accordo sulla riapertura di Hormuz” e che ci sarà “un patto sulla denuclearizzazione”: “Stiamo discutendo”, “si comincia lunedì pomeriggio”, aggiunge, contraddicendo in fondo se stesso – c’è l’intesa sul cercare un’intesa -.
In realtà, stando alla stampa statunitense, e a dichiarazioni dello stesso Trump, un ruolo decisivo lo hanno avuto, in questi sviluppi, i Paesi mediatori, come Pakistan ed Egitto, e in particolare quelli del Golfo. Tra le affermazioni del presidente Usa e le smentite della leadership iraniana, che continua a sostenere che lo Stretto è chiuso, c’è di mezzo, infatti, una lunga telefonata tra Trump e Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita, che gli ha espresso i timori del suo Paese nella prospettiva di una recrudescenza e di un’escalation del conflitto.
Quando l’attacco di grande portata pareva imminente, Teheran aveva accusato gli Usa di “preparare una guerra che coinvolga tutta la regione” e aveva affermato d’essere “pronta a un conflitto totale”: “Abbiamo un piano per rispondere”. Le ambasciate Usa avevano diffuso ai cittadini statunitensi nell’area una nota d’allerta..
Iran: possibili concause dell’ennesimo dietro-front
Fra i motivi dell’ennesimo dietro-front del magnate presidente, ci potrebbero pure essere la penuria di missili e munizioni denunciata dai vertici militari e una ipotizzata minaccia terroristica iraniana sul suolo Usa. Secondo fonti di stampa, il Pentagono non sarebbe in grado di garantire la protezione d’Israele da attacchi missilistici iraniani e dovrebbe dare la priorità alla difesa delle basi americane nella Regione, già letalmente colpite.
Inoltre, l’intelligence statunitense sospetta che l’Iran o gruppi filo-iraniani siano responsabili d’una serie di ciber-attacchi ai sistemi di distribuzione dell’acqua in Minnesota, Michigan e altri Stati.
Nel fine settimana, sono infine emersi disaccordi con Israele sull’accordo per il disarmo di Hamas annunciato da Trump: Israele ha fatto sapere alla Casa Bianca di nutrire “serie preoccupazioni” sull’intesa e di subordinare al disarmo di Hamas il ritiro dalla Striscia di Gaza delle proprie forze (Hamas, invece, subordina il disarmo al ritiro degli israeliani).
La situazione è resa più critica dal persistere di azioni letali dell’esercito israeliano a Gaza, dove domenica ci sono state una ventina di vittime, fra cui dei bambini.
D’altra parte, l’Ap scrive che la leadership iraniana, che si mostra unita di fronte a Trump, è divisa sugli obiettivi da perseguire a medio e lungo termine: per l’agenzia, sono “inusuali” aperte rivalità al vertice della teocrazia iraniana che sarebbero anche conseguenza della mancanza di chiarezza sulla posizione, e pure sulle condizioni, della nuova guida suprema Mojtaba Khameney.
Ucraina: atte tato a Mosca, petroliera ombra russa intercettata nel Mediterraneo
Sul fronte di guerra ucraino, il fatto saliente nel fine settimana è stato l’attentato con vittime contro un ristorante di Mosca dove c’era un ricevimento con generali e ufficiali dell’aeronautica militare. Da segnalare che una petroliera della flotta ombra russa è stata abbordata nel Mediterraneo, al largo di Pantelleria, in acque internazionali, dalla marina militare italiana: la Thaon di Revel, ammiraglia dell’Operazione congiunta Eunavfor Med Irini, ha operato insieme a una nave greca e ad un aereo da pattugliamento polacco. La petroliera batte bandiera camerunese.
Midterm: Trump tiene sull’immigrazione, va male su guerra edeconomia
Gli sviluppi internazionali si collocano, per il presidente Trump, sullo sfondo del voto di midterm, fra tre mesi esatti, il 3 novembre, in vista del quale il conflitto con l’Iran e l’andamento dell’economia, e in particolare dell’inflazione, pesano in negativo sulle possibilità dei repubblicani di conservare la maggioranza al Senato e alla Camera. Invece, secondo un sondaggio per conto dell’Ap, le politiche anti-migranti restano un punto a favore dell’Amministrazione Trump, nonostante le operazioni della polizia anti-migranti abbiano fatto a luglio o almeno tre vittime.














