Guerre, punto – L’estate che doveva – e poteva – essere di pace si chiude con la ripresa dei combattimenti in Iran, dopo una pausa di fatto di sei settimane, e con l’apice degli attacchi incrociati tra Ucraina e Russia sui rispettivi territori. In quattro anni e mezzo di guerra, è la fase del conflitto più letale per i civili, mentre al fronte non succede nulla o, almeno, nessuno sa che cosa succede.
Iniziative diplomatiche concrete non se ne vedono, né in Medio Oriente né tra Mosca e Kiev. Due dei leader più coinvolti sono soprattutto timorosi delle loro imminenti scadenze elettorali: in Israele, il 27 ottobre si terranno le prime consultazioni politiche dopo le stragi di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza – l’esito determinerà il futuro politico e fors’anche giudiziario del premier Benjamin Netanyahu -; negli Usa, il 3 novembre ci sarà il voto di midterm, che potrebbe ridurre il presidente Donald Trump a un’anatra zoppa nella seconda metà del suo mandato.
Gli altri sono attenti a mantenere e consolidare il proprio potere: la nuova leadership iraniana, i cui equilibri restano oscuri; il presidente ucraino Vlodomyr Zelensky, confrontato dalla sfida interna del ministro della Difesa ‘silurato’ Mikhajlo Fedorov; e il presidente russo Vladimir Putin, il più sicuro al comando, ma ossessionato – si dice – da ansie di complotti e congiure ai suoi danni.
Così, nessuno ha stimoli a fare concessioni, in questa fase delle guerre aperte. Nessuno, tranne Trump, perché la fine della guerra all’Iran galvanizzerebbe la sua base e farebbe scendere il prezzo della benzina più dell’intesa raggiunta la scorsa settimana con il Venezuela per gestire 65 milioni di barili di petrolio delle riserve venezuelane. Ma Trump si muove in modo caotico e si contraddice da un giorno all’altro: così, resta impantanato nel conflitto, come altri presidenti Usa lo furono, nel XXI Secolo, in Afghanistan e in Iraq.
Guerre, punto: Iran, l’ennesima nuova strategia Usa, ‘Tanker for tanker’
Solo ieri, abbiamo scoperto che il magnate presidente ha una nuova strategia anti-Iran: si chiama, secondo Axios, ‘Tanker for tanker’ e consiste nel rispondere con attacchi americani a ogni nuovo attacco iraniano contro una petroliera o una qualsiasi nave commerciale nello Stretto di Hormuz.
E’ l’ennesima evoluzione dell’atteggiamento di Trump contro il regime di Teheran: non chiedetemi quante ve ne siano state, nei sei mesi trascorsi dall’aggressione israelo-americana del 28 febbraio, perché ho perso il conto, ‘li annichileremo’; ‘negoziamo’, ‘abbiamo un accordo’; ‘denunciamo l’accordo’; ‘riprendiamo a bombardarli’; ‘smettiamo di bombardarli’; ‘li asfissiamo economicamente’; ‘torniamo a bombardarli, ma solo un po”. Il tutto sempre condito, a prescindere, dal solito ritornello: “Abbiamo vinto”.
In conformità alla nuova strategia, gli Stati Uniti, che per sei settimane, tra luglio e agosto, avevano tralasciato l’opzione militare contro l’Iran, hanno attaccato per due volte nel giro di tre giorni obiettivi militari iraniani nello Stretto di Hormuz, prendendo di mira, in particolare, lanciamissili delle Guardie della Rivoluzione. Secondo fonti iraniane, gli attacchi della notte tra martedì e mercoledì hanno causato “danni significativi”, hanno ucciso una dozzina di persone e ne hanno ferite molte altre, facendo vittime fra i partecipanti a una festa di matrimonio – sono informazioni che non possono essere verificate -.
Le risposte iraniane sono state indirizzate contro basi Usa nell’area: lunedì, quelle in Giordania, che si sono già dimostrate vulnerabili; mercoledì, in Iraq, nei pressi di Erbil, e nel Bahrein. S’ignora l’impatto delle ritorsioni iraniane: il Central Command non ha segnalato, fino a questo momento, vittime o danni.
… di qui in avanti Guerre, punto:… prosegue con crasi fra i pezzi dei giorni precedenti, 31/08, 01/09, 02/09 …
Guerre, punto: Ucraina, la guerra ai civili
L’apice del costo per i civili dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia s’è avuto lo scorso fine settimana, ma sono settimane – se non due o tre mesi – che Kiev e Mosca mostrano meno attenzione a evitare “danni collaterali” nei loro attacchi sul territorio nemico – ammesso che i russi ne abbiano mai avuta .-.
E la Russia, forse tentata di tastare le capacità di risposta e la coesione della Nato, ritenendo l’apparato militare statunitense indebolito dal conflitto con l’Iran, intensifica gli atti di guerra ibrida contro i Paesi europei. L’episodio più significativo è fin qui stato un attacco con droni il 4 agosto sull’aeroporto di Lipsia in Germania: l’azione era destinata, secondo i risultati di un’inchiesta ora pubblicati, a ridurre il sostegno all’Ucraina dell’opinione pubblica europea, in particolare in un Land già sensibile alla propaganda russa..
Sabato scorso, un drone russo ha fatto esplodere un deposito di armi e munizioni ucraino a Bucha, nei pressi di Kiev, località tristemente nota per il massacro del marzo 2022, quando l’esercito russo arrivò alle porte della capitale ucraina: le vittime sono state almeno 37, soprattutto civili che abitavano vicino al magazzino allestito troppo a ridosso di un’area residenziale.
Il presidente Zelensky ha ammesso che l’edificio colpito era un magazzino militare – ed era quindi un obiettivo legittimo nell’ottica bellica -, ma ha detto che “non avrebbe assolutamente dovuto trovarsi lì”, annunciando procedimenti penali per possibile negligenza dei funzionari responsabili. Un episodio analogo si era già verificato in luglio, a Vyshneve, sempre nei pressi di Kiev, ma evidentemente la lezione non era stata imparata. “Ripetere gli stessi errori più e più volte è negligenza criminale”.
Ma è negligenza criminale anche perpetrare un conflitto senza sbocchi, non solo da parte di Putin e Zelensky, ma anche di Trump e dei leader europei, smpere pronti a dichiarare sostegno a Kiev, ma mai capaci di prospettare una via di pace.














