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Iran: guerra da capo a dodici. Ucraina: il mese più letale per i civili

Scritto, in versioni diverse, per La Voce e il Tempo uscita il 16/07/2026 in data 19/07/2026, per il Corriere di Saluzzo del 19/07/2026 e per il blog di Media Duemila https://www.media2000.it/iran-guerra-da-capo-a-dodici-ucraina-il-mese-piu-letale-per-civili/

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Siamo da capo a dodici: 140 giorni dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, e 30 giorni dopo la ‘tregua bidone’ firmata dal presidente Usa Donald Trump fra gli ori e gli specchi della reggia di Versailles – manco fosse Luigi XIV, il Re Sole – è di nuovo guerra ed è di nuovo blocco navale Il prezzo del petrolio s’impenna, l’inquietudine azzanna diplomazia, finanza, gente comune: non c’è una speranza, non si vede uno sbocco.

Le illusioni di pace coltivate durante le sessioni negoziali tra Usa e Iran sono svanite, fra le minacce di Trump e la propaganda del regime di Teheran. Ondate di attacchi Usa con aerei, droni e missili si succedono da giorni: a mercoledì erano stati colpiti centinaia di obiettivi iraniani, c’erano stati morti – oltre 30, con oltre 260 feriti -. Hanno fatto vittime anche le azioni iraniane contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz, l’innesco di questa nuova vampata bellica.

A ogni ondata d’attacchi, l’Iran ha risposto colpendo interessi e presenze statunitensi nella Regione, negli Emirati arabi uniti e in Oman, Qatar, Bahrein, Kuwait e Giordania. L’Arabia saudita ha messo sotto tiro la milizia sciita filo-iraniana degli Huthi nello Yemen, che com’era prevedibile ha reagito.

Iran: il ruolo di Israele

Israele, il cui governo gongola a questi sviluppi – il governo del premier Benjamin Netanyahu è sempre stato contrario alla tregua fra Usa e Iran -, resta per il momento estraneo alla recrudescenza del conflitto. Israele e Libano hanno tenuto a Roma, presso l’ambasciata statunitense, una sessione di trattative sull’attuazione degli accordi raggiunti a Washington a fine giugno.

Finora, quelle intese – contestate dalla milizia sciita filo-iraniana degli Hezbollah – non hanno dato risultati significativi: l’esercito israeliano mantiene le sue posizioni nel sud del Libano; e i libanesi mostrano una resilienza ben superiore alle aspettative – l’osservazione è del New York Times -. Secondo Axios, Trump avrebbe vivacemente sollecitato Netanyahu a ritirare le truppe dalla Siria e dal Libano – “Lì, non vi vogliono” -, ma senza esito.

Desta inoltre interrogativi la scelta israeliana di appoggiare, nella partita del potere in corso in Iran, l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, un falco dai toni sempre minacciosi verso Israele, un cui ritorno al potere è forse considerato dal governo Netanyahu una garanzia che Teheran non scenderà a patti con Washington e che, quindi, la situazione di ostilità permarrà.

Ucraina: movimenti diplomatici non vanno verso pace
260716 Ucraina - guerra
Scena di guerra in Ucraina (Fonte: Euronews)

E mentre il pendolo dell’attenzione dei media torna a spostarsi sull’Iran, Russia e Ucraina portano avanti le loro guerre: quella al fronte, di cui si sa pochissimo, a parte informazioni non verificate che dicono che la Russia perde ogni mese più uomini di quelli che riesce a arruolare per ricostituire i ranghi; e quelle notturne, con attacchi incrociati di missili e droni letali per la popolazione civile. Secodo la Cnn, il mese di giugno è stato il più letale per la popolazione civile ucraina dall’inizio dell’invasione, quasi 53 mesi or sono.

Ci sono movimenti diplomatici, ma che non vanno verso la pace: nuove sanzioni alla Russia dell’Unione europea; e un patto con Kiev di nove Paesi ‘volenterosi’, fra cui l’Italia, per rafforzare le difese anti-aeree ucraine, soprattutto la protezione dai missili balistici russi – ma ci vorrà un anno perché l’intesa produca effetti -.

Nel fine settimana, c’era stata l’apertura di un nuovo fronte politico interno ucraino, con l’annuncio a sorpresa del presidente Volodymyr Zelensky di un rimpasto di governo e dell’avvicendamento della premier Yulia Svyrydenko, senza però indicarne il successore.

Le ragioni della mossa non sono chiare. Non è la prima volta che Zelensky avvicenda il premier, dall’inizio della guerra. La premier uscente era stata nominata un anno fa. C’è l’ipotesi che possa divenire una rivale di Zelensky quando ci saranno in Ucraina elezioni presidenziali – ipotesi che vale anche per altre figure politiche avvicendate e comandanti militari destituiti -.

Terrorismo: il vertice della discordia

Ad accrescere la confusione, l’Amministrazione Trump s’inventa un vertice sul ‘terrorismo rosso’ – ‘anti-Antifa’ è la dizione americana, che in Europa non significa nulla -, la cui giornata clou è oggi. Marco Rubio, segretario di Stato, invita a Washington leader e ministri degli Esteri di 60 Paesi: riceve risposte tiepide, perché l’idea di costruire una risposta globale a una “minaccia comunista” che esiste solo nelle elucubrazioni pre-elettorali del presidente Trump suscita più cautela che entusiasmo. L’Italia, come molti altri Paesi, ci sarà, ma a livello diplomatico.

… di qui in avanti, crasi con pezzi giorni precedenti …

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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