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Iran: guerra, si negozia per cessate-il-fuoco, scadenza ultimatum estesa, Papa vs Trump

Scritto lo 06/04/2026 per The Watcher Post https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-si-negozia-per-un-cessate-il-fuoco-estesa-la-scadenza-dellultimatum/

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Stati Uniti e Iran stanno discutendo, con la mediazione di attori regionali, l’ipotesi di un cessate-il-fuoco di 45 giorni che potrebbe preludere alla fine della guerra in corso dal 28 febbraio. Lo scrive Axios, citando fonti anonime israeliane e statunitensi, ma l’indicazione non trova conferme ufficiali ed è smentita da fonti iraniane.

Secondo le fonti di Axios, l’accordo in discussione è in due fasi: la prima, un cessate-il-fuoco di 45 giorni, durante i quali negoziare le condizioni per la fine del conflitto – una fase di negoziati che potrebbe essere estesa -; la seconda, l’entrata in vigore delle intese di pace.

Le fonti di Axios ammettono che le possibilità di raggiungere un accordo parziale nelle prossime 48 ore, cioè prima che scada l’ultimatum a Teheran del presidente Usa Donald Trump, sono scarse – nella domenica di Pasqua, Trump con un post ha spostato la scadenza dell’ultimatum dalla notte tra lunedì e martedì alla successiva -.

Qualcosa di più si potrà forse sapere alle 19.00 di oggi – ora italiana -, quando Trump farà una conferenza stampa sul recupero – avvenuto tra sabato e domenica – del militare disperso dopo l’abbattimento venerdì di due velivoli statunitensi.

Sull’altro fronte di guerra aperto, quello ucraino, combattimenti e bombardamenti sono stati particolarmente intensi nelle ultime 28 ore, anche se Kiev sostiene che Mosca non fa più progressi sul terreno da settimane. C’è pure fermento diplomatico: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha compiuto visite in Turchia e in Siria e, nel prossimo week-end, i negoziatori americani Steven Witkoff e Jared Kushner dovrebbero recarsi per la prima volta a Kiev, dove, per testimoniare solidarietà all’Ucraina, i leader europei sono stati la settimana scorsa nell’anniversario della strage di Bucha.

Iran: guerra, diplomazia al lavoro

Il tentativo diplomatico in corso appare l’unica possibilità di evitare una escalation del conflitto drammatico: il piano operativo per una massiccia campagna di attacchi israelo-americani con bombe e missili contro gli impianti energetici iraniani è pronto.

I negoziati si starebbero svolgendo tramite mediatori pakistani, turchi ed egiziani, nonché tramite messaggi di testo tra l’inviato di Trump Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. L’intesa finale cui si mira dovrebbe prevedere la riapertura completa alla navigazione dello Stretto di Hormuz e una soluzione sull’uranio altamente arricchito iraniano – o la rimozione dal Paese o la diluizione -.

In queste ore, si starebbe verificando se l’Iran sia disposto a fare concessioni parziali su entrambe le questioni per arrivare al cessate-il-fuoco e se la Casa Bianca sia pronta a dare garanzie sulla sospensione del conflitto.

L’Amministrazione Trump 2 non ha voluto commentare le indiscrezioni di Axios. L’agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, ha definito il sito statunitense “mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche”, le cui indiscrezioni sarebbero un tentativo di mescolare le carte e di preparare il terreno “all’ennesimo passo indietro di Donald Trump”.

Il presidente Usa – scrive Tasnim – “è consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia su centrali elettriche e altre infrastrutture e sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta. Questo tipo di notizie viene forse diffuso per preparare questa eventualità”.

L’Iran, afferma l’agenzia, “ha più volte affermato di non accettare cessate-il-fuoco temporanei” senza un accordo sulla fine del conflitto. “I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l’opportunità di un cessate-il-fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e da una situazione strategica difficile”.

Iran: guerra, Trump minaccia “l’inferno” su Teheran

In assenza di un’intesa, il presidente Trump è ieri tornato a minacciare “l’inferno” sull’Iran , in un post sul suo sito Truth dai toni particolarmente virulenti, nel quale definisce “bastardi” gli iraniani e utilizza espressioni volgari e insultanti.

Secondo il Washington Post, i modi di Trump indicano che la tensione sullo Stretto di Hormuz è molto alta, perché la persistente chiusura della via navigabile aumenta la pressione internazionale per la fine della guerra, stante i danni inflitti all’economia mondiale con gli aumenti generalizzati dei costi dell’energia e i rischi di scarsità di approvvigionamenti.

In un altro post, Trump ha, almeno apparentemente, prorogato di 24 ore la scadenza dell’ultimatum, parlando di “martedì ore 20.00”, che sarebbero del o2.00 del mattino italiane di mercoledì, mentre fino al giorno prima aveva parlato di lunedì.

Nel week-end pasquale, il conflitto è proseguito con bombardamenti con aerei e missili. Secondo fonti israeliane, il capo dell’intelligence dei Pasdaran è stato ucciso.

Sul fronte del Libano, l’esercito israeliano ha dato l’ordine di evacuazione di Tiro, città nel Sud del Paese, annunciando nuovi attacchi contro postazioni di Hezbollah. Dall’inizio della guerra, gli sfollati nel Paese dei Cedri sono oltre 1,2 milioni.

Iran: guerra, il recupero del militare Usa disperso

Il recupero dell’unico militare statunitense – un colonnello – ancora dispeso, dopo l’abbattimento, venerdì, ad opera degli iraniani, di due aerei Usa i cui piloti erano già stati tratti in salvo, è stato ufficialmente confermato ieri. Secondo quanto Trump ha personalmente riferito, gli Stati Uniti temevano che il primo messaggio criptato proveniente dal disperso fosse “uno stratagemma degli iraniani per attirare le forze di soccorso in una trappola”, poiché diceva soltanto “Dio è buono”.

L’odissea del colonnello, armato di pistola e riparatosi in una crepa tra le montagne del sud-ovest dell’Iran, si è risolta per il meglio: è riuscito a sopravvivere per oltre 24 ore, nonostante fosse ferito (“gravemente”, secondo Trump), prima di essere tratto in salvo sabato con un’operazione condotta dalle forze speciali e trasportato in Kuwait.

IL colonnello è stato individuato grazie al dispositivo di messaggi criptati che aveva con sé e a tutte i congegni della Cia, utili a reperirlo, ma anche a scompigliare i dati del nemico. Le operazioni di soccorso hanno comunque registrato inconvenienti. Due aerei da trasporto C-130 sono stati distrutti al suolo dagli stessi americani, perché non cadessero in mano al nemico, e due elicotteri – dicono gli iraniani, senza che vi siano ulteriori conferme – sono stati abbattuti.

Sull’operazione e sulle condizioni dell’aviatore si avranno maggiori dettagli quando Trump ne parlerà ai media oggi pomeriggio.

Iran: guerra, il papa e il presidente

La giornata di Pasqua è stata segnata da interventi di segno profondamente diverso di Papa Leone XIV e del presidente Usa Donald Trump. “Chi ha in mano armi le deponga!”, ha ammonito Leone, il primo papa statunitense, nella sua prima benedizione Urbi et Orbi.

Nella sua vibrante benedizione pasquale, il pontefice ha lanciato un messaggio di pace, ispirato dalla resurrezione di Cristo e dal “trionfo della vita contro la morte” e intriso di una profonda critica politica rivolta a ”chi ha il potere” di fermare le guerre e i soprusi contro i deboli e non lo fa.

Quasi contemporaneamente, Trump ripeteva, nei suoi post, il proposito di ridurre l’Iran “all’età della pietra”, minacciando la distruzione di installazioni energetiche e di infrastrutture come i ponti, causando diffusa sofferenza fra la popolazione civile: propositi che, se attuati, nota il New York Times, costituirebbero “crimini di guerra in base al diritto internazionale”.

“Nessun altro presidente americano – constatava il giornale – ha espresso in modo così aperto l’intenzione di commettere crimini di guerra potenziali”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche.Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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