L’alone di sospetti di conflitti d’interesse dietro lo straordinario arricchimento di Donald Trump e della sua famiglia nel primo anno del secondo mandato alla Casa Bianca – oltre un miliardo e mezzo di dollari, di cui oltre un miliardo dai bitcoins – è il tema che tiene banco sui media Usa questa mattina, eclissando le guerre – nonostante la recrudescenza di attacchi incrociati tra Russia e Ucraina – e i negoziati di pace con l’Iran, che, del resto, per ora non conducono a nulla – Teheran si prende una pausa per le esequie funebri dell’ayatollah Ali Khamenei -.
Ma c’è pure chi, come – direi ovviamente – la Fox, glissa sul tema e antepone l’orgoglio nazionale per la qualificazione della nazionale di calcio agli ottavi di finale dei campionati del Mondo battendo 2 a 0 la Bosnia, nonostante l’essere rimasti in dieci per un terzo di gara dopo l’espulsione del bomber Balogun, che non ci sarà contro il Belgio al prossimo turno.
E c’è anche chi, come Axios e Politico, svela che cosa pensano di fare Trump e i Maga per aggirare la sentenza della Corte Suprema, che ha confermato lo ‘ius soli’ contenuto nel 14° emendamento della Costituzione Usa: basta vietare l’ingresso nell’Unione alle donne incinte. E le immigrate che restano incinte una volta entrate? Senz’altro, Trump e i Maga escogiteranno qualcosa pure per loro.
Trump fa più soldi da presidente di quanti ne faceva prima
Ma veniamo all’arricchimento del presidente, frutto per due terzi di investimenti e speculazioni nelle criptovalute, dove la maggior parte delle persone ci perde. E’ questo l’aspetto su cui battono all’unisono il grandi media.
Il New York Times titola in apertura: “Le criptovalute sono una miniera d’oro per Trump, anche se molti investitori ci perdono un sacco… Il presidente e la sua famiglia hanno guadagnato molti soldi da un memecoin lanciato poco prima del suo ritorno alla Casa Bianca e che è stato un cattivo affare per centinaia di migliaia di investitori”, verrebbe di dire i gonzi che lo hanno acquistato. Il giornale affronta in articoli correlati il tema dei conflitti d’interesse, “di cui tutti parlano, ma di cui nessuno si occupa”, e racconta come gli interessi finanziari dei Trump s’intrecciano con le scelte dell’Amministrazione
IL Washington Post nota: “La ricchezza di Trump è cresciuta a un ritmo senza confronti con quella di nessun presidente dell’era moderna, neppure con quella di Trump al suo primo mandato”, quando i suoi proventi venivano soprattutto dall’immobiliare (che continua a fruttargli bene). “Gran parte dei suoi guadagni viene dalle criptovalute e dalla loro regolamentazione che dipende da lui”.
IL Wall Street Journal scrive: “Trump guadgana un miliardo con le criptovalute mentre i suoi fan ci perdono una fortuna. Circa i due terzi di quanti hanno investito nei memcoins presidenziali sono oggi in rosso”.
Eppure, il meccanismo è semplice e, in fondo, trasparente: tu sei già stato eletto e stai per diventare presidente degli Stati Uniti, lanci un memecoin, dici che vale 100 e assicuri che, con te presidente, arriverà l’età dell’oro delle criptovalute, perché allenterai le regolamentazioni e addirittura ne farai parte delle riserve nazionali. La gente corre a comprarlo, perché ti crede, perché ti ammira o magari solo per compiacerti in funzione di favori che tu gli farai o potresti fargli. Poi le cose vanno diversamente, la tua popolarità crolla e il memecoin vale 10 o meno, ma tu ormai hai incassato.
Per la Cnn, “l’intreccio tra politica e business è stato un grosso affare per Trump”. In un’analisi, la tv s’interroga se “il presidente pagherà un prezzo politico per il suo arricchimento”. Lui, dal canto suo, non sembra rendersi conto del problema, anzi non capisce che c’è un problema: per lui essere ricco ed arricchirsi è un motivo d’orgoglio, non un problema.
Parlando ieri nel North Dakota, dove ha inaugurato la biblioteca nazionale intitolata a un suo ‘eroe’, il presidente Theodore Roosevelt, ha detto che i negoziati con l’Iran vanno bene, anzi benissimo, che i prezzi della benzina torneranno a essere quelli di prima “della gita in Iran” – proprio così, gita -, che l’America “non è mai stata così forte”, che gli alleati della Nato “si sono comportati male, ma impareranno” – un viatico per il Vertice della Nato in Turchia la prossima settimana -.
La minaccia più forte l’ha formulata quando ha detto che sabato 4 Luglio, alle celebrazioni del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, ci saranno oltre 40° a Washington, ma lui farà “un discorso molto lungo per dimostrare che posso fare qualsiasi cosa”.














